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IL GIP ACCOGLIE L'OPPOSIZIONE ALL'ARCHIVIAZIONE
INCHIESTA LACUNOSA, LE RAGIONI DEI FAMIGLIARI DI BIANZINO
Emanuele Giordana
Domenica 3 Agosto 2008
Come morì Aldo Bianzino, l'ebanista di Pietralunga entrato in perfetto
stato di salute in carcere il 12 ottobre dell'anno scorso e uscito
senza vita dalla casa circondariale di Perugia due giorni dopo? La
domanda, cui la richiesta di archiviazione del Pm Giuseppe Pietrazzini,
sembrava aver dato una risposta definitiva con la richiesta di
archiviazione, rimbalza adesso nuovamente su una vicenda sin
dall'inizio apparsa oscura e piena di misteri. Il Gip Massimo
Ricciarelli, cui diverso tempo fa' i famigliari presentarono
opposizione in sede civile, ha deciso di accogliere adesso anche
l'opposizione alla richiesta di archiviazione presentata in luglio
dall'avvocato dei genitori di Aldo – Giuseppe e Maura – e di Roberta
Radici, la compagna di Bianzino con lui arrestata e poi rilasciata
senza che nemmeno le fosse stato detto, se non all'uscita dal carcere,
che Aldo era morto.
Si deve alla caparbietà dei famigliari dunque se il caso non si chiude
in uno scaffale degli uffici giudiziari perugini e se le eccezioni
sollevate dal legale, l'avvocato Massimo Zaganelli, ricostruiscono un
percorso di dubbi e interrogativi non ancora sciolti che il magistrato
ha evidentemente considerato validi, quantomeno a non far diventare la
storia di Aldo un semplice faldone di carte polverose. La ricostruzione
della parte civile mette in fila tutte le contraddizioni di quelle
terribili ore a cominciare dalla mattina di domenica 14 ottobre quando
Aldo è rinvenuto, inanimato, sulla branda superiore del suo letto. I
suoi indumenti si trovano, ordinati, su quella inferiore. La finestra
della cella è aperta seppure sia ottobre inoltrato e Aldo indossi solo
una maglietta a maniche corte. Per il resto è nudo. Il corpo viene
prelevato dagli agenti, trasportato subito fuori della cella e deposto
sul pavimento del corridoio dell’infermeria, sita a pochi metri. Viene
innalzato un lenzuolo così che gli altri detenuti nulla possono vedere.
Si tenta la rianimazione, effettuando il massaggio cardiaco sul corpo
inanimato. Uno dei medici dirà che “… non so spiegarmi per quale motivo
il detenuto sia stato portato sul pianerottolo davanti alla porta
dell’infermeria ancora chiusa poiché (in altri casi) il nostro
intervento avveniva direttamente in cella”.
Le indagini riveleranno “…lesioni viscerali di indubbia natura
traumatica (lacerazione del fegato) e a livello cerebrale una vasta
soffusione emorragica subpiale, ritenuta al momento di origine
parimenti traumatica…”. Ma poi le ricerche si esauriscono con
l’acquisizione dei filmati estratti dalle videocamere dell’istituto di
pena mentre viene aperto procedimento penale nei confronti di una
guardia per omissione di soccorso. La richiesta di archiviazione per il
reato di omicidio viene formulata dal Pm nel febbraio scorso con la
conclusione che Aldo è morto non per trauma ma per un aneurisma
cerebrale; la lesione epatica viene ritenuta estranea all’evento letale
facendo eslcudere “... l’esistenza di aggressioni del Bianzino”.
Motivazioni “assertive e generiche” che, secondo i legali della
famiglia, sono “insostenibili” e frutto di un'“istruttoria lacunosa”.
Valga per tutto una perizia medico legale secondo cui “...la
lacerazione epatica deve essere ritenuta conseguenza di un valido
trauma occorso in vita e certamente non può essere ascrivibile al
massaggio cardiaco, in riferimento al quale vi è prova certa che
avvenne a cuore fermo”.
Il commento, che Roberta Radici ha affidato al quotidiano “La Nazione”,
è lapidario: “Una scheggia di luce per il mio piccolo Rudra”, il figlio
di Aldo e Roberta rimasto orfano del padre a soli 13 anni. Nessuno in
famiglia si è mai arreso all'archiviazione: non gli altri due figli,
Aruna Prem ed Elia con la madre Gioia (che hanno presentato l'altra
istanza di opposizione), né i genitori e il fratello di Aldo. Il padre,
Giuseppe, domenica scorsa è salito sul palco del Goa Boa, il festival
per i diritti umani organizzato dalla Tavola della pace a Genova: di
fronte a 15 mila persone, convenute anche per il concerto di Manu Chao
e quello di Tonino Carotone, Bianzino ha ricordato il valore anche
civile della difesa dei diritti umani. Aveva rivolto un suo personale
appello al giudice perché non archiviasse il caso. Appello accolto.
http://www.lettera22.it/showart.php?id=9469&rubrica=219
BRESCIA "CENTRO DELLO MUNDO"?
BRESCIA : "CENTRO DELLO MUNDO" ?
PRESENTAZIONE (POWER POINT) STRATEGIA RIFIUTI ZERO E CRITICITà DEGLI INCENERITORI
Rifiuti_e_inceneritori.ppt
CONSULTAZIONE POPOLARE
CONSULTAZIONE
POPOLARE
PROMOSSA DAL FORUM
DEI MOVIMENTI PER I BENI COMUNI
PER AIUTARE LA
REGIONE UMBRIA NEL NUOVO PIANO RIFIUTI,
NELLA SCELTA DEL
LUOGO DOVE
UBICARE L’INCENERITORE
MODULO DA STAMPARE , RIEMPIRE, PROMUOVERE E DIFONDERE OVUNQUE: CONSULTAZIONE_POPOLARE.doc
Volantino rifiuti zero per la consultazione popolare volantino_rifiuti_zero.rtf
Volantino non bruciamoci il futuro per la consultaziobe popolare nonbruciamocilfuturo.pdf
L'uccisione di Riccardo Rasman
Pubblichiamo questo articolo comparso su carmillaonline.com sulla un'altra morte sospett: quella di Riccardo Rasman.
Verità per le vittime della violenza di Stato!!
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L'uccisione di Riccardo Rasman
di Valerio Evangelisti
Le
sue foto sono strazianti. Una specie di bambino troppo cresciuto, con
gli occhi grandi e chiari, ingenui, e un perenne mezzo sorriso sulle
labbra, lo stesso che aveva da piccolo. Un “ragazzone” triestino di 34
anni (pesava 120 chili, era alto 1,85), per testimonianza di tutti mite
e gentile, un po’ goffo, incapace di fare del male. Era afflitto da
“sindrome schizofrenica paranoide”, che lo aveva colpito dopo il
servizio militare nell’aeronautica, e gli scherzi feroci a cui era
stato sottoposto dai commilitoni. Da quel momento nutrì un timore folle
verso chiunque indossasse una divisa. A posteriori, potremmo dire che
aveva ragione.
Era seguito dai servizi psichiatrici, ma viveva solo, tanto si sapeva
che non era pericoloso. Il 27 ottobre 2006 è stato massacrato e fatto
morire da quattro agenti di polizia, tre uomini e una donna. Per
“asfissia da posizione”, come nel caso di Federico Aldrovandi.
Quel giorno, per Riccardo, era di felicità, uno dei rari nella sua
vita. Era stata accolta la sua richiesta per un posto di netturbino,
doveva presentarsi la mattina dopo. Festeggia a modo suo. Accende una
radiolina a tutto volume. Esce nudo sul balcone e lancia, nel cortile
posteriore, un paio di petardi. Si mette a ballare. I vicini
comprensibilmente si spaventano e chiamano la polizia. Arriva una
pattuglia che intima a Riccardo di aprire la porta. Le divise tanto
temute. L’uomo, terrorizzato, rifiuta, si riveste, va a rannicchiarsi
sul letto. La pattuglia, con l’ausilio di due vigili del fuoco,
scardina l’uscio dell’appartamento con un piede di porco.
Riccardo cerca di difendersi, getta a terra la poliziotta. Viene
percosso sul cranio e sul viso con un manico di piccone e con il piede
di porco. I suoi schizzi di sangue imbrattano le pareti della stanza.
Alla fine è imbavagliato, ammanettato, le caviglie legate con del filo
di ferro. E’ coperto di ferite. Gli salgono sul dorso. Lui rantola, non
riesce a respirare. Muore soffocato. Le pareti attorno paiono quelle di
una macelleria.
Chi non ci crede, guardi questo video, parte 1 e parte 2, realizzato da Paolo Bertazza.
Si
apre un processo che sembra volgere all’archiviazione, se non fosse per
un ripensamento del PM, che di recente ha riaperto il caso. La
mobilitazione e la denuncia, malgrado alcune interrogazioni
parlamentari e varie controinchieste sul web, sono scarse, e per lo più
a livello locale. Eppure è l’ennesimo sintomo di una malattia
generalizzata. Come a Genova nel 2001, come nel caso di Federico
Aldrovandi, esponenti delle forze dell’ordine si sentono legittimati,
dall’uniforme che indossano e dalla quasi certezza dell’impunità
(qualcuno ricorderà le centinaia di vittime innocenti della Legge
Reale), a scatenare istinti ferini su chi non si può difendere.
Riccardo Rasman, pieno di paure, vittima tutta la vita, è stato ferito
e ucciso per avere fatto troppo rumore in un attimo di gioia. Di lui
restano a fissarci gli occhi sgranati e il sorriso un po’ incerto, da
bambino buono e timido.
Firma la petizione on line.
IL PIANO RIFIUTI PER L' UMBRIA - RIFIUTI ZERO
IL PIANO RIFIUTI PER L' UMBRIA -
RIFIUTI ZERO
I rifiuti sono un
problema complesso intorno al quale ruotano diritti
fondamentali come la
salute e la tutela dell'ambiente.
E' per questo che
riteniamo che la gestione dei rifiuti
non può
essere inserita in una
logica di mercato basata solo su principi di
efficienza, equità ed
economicità, ma debba dare risposte sul fronte
della pianificazione,
delle tecnologie, ridurre
drasticamente la
quantità dei rifiuti
prodotti e la loro pericolosità, attraverso una
gestione pubblica e
partecipata, mirata alla tutela della salute,
dell'ambiente con l'aumento
di posti di lavoro, e non al profitto di
società private.
Il vecchio piano dei rifiuti che abbiamo potuto analizzare nella
nostra regione si
avventura speditamente e imprudentemente verso la
chiusura del ciclo,
con una serie di buone intenzioni e non ha mai
prodotto proposte e
progetti di impianti per la chiusura delle filiere orizzontali.
Riteniamo quindi che
il piano rifiuti ancora in vigore, abbia
completamente
disatteso i vincoli e le proposte operative, visti anche i dati Arpa 2005
sulla raccolta
differenziata (obiettivo 2006 fissato al 45%
obiettivo raggiunto al 29,3 % secondo).
Il nuovo piano di
gestione dei rifiuti è basato su una sola idea guida:
- la termodistruzione
utilizzando gassificatori, inceneritori o cementifici, (industrie insalubri di
1° classe sensi dell'art. 216 del t.u. 1265/1934, leggi sanitarie e successive
modifiche).
- l'ampliamento delle
discariche, quindi di inquinamento da percolato e altro
- costosi impianti di selezione
dell'indifferenziato.
Tutto ciò per investire nella produzione di energia da
rifiuto nell'interesse dei imprese private a discapito della salute e del
territorio.
Il piano dei rifiuti
che vogliamo è basato sulla filosofia delle 4 r
RIDUZIONE RICICLO RIUTILIZZO
RECUPERO
e comporta diversificate iniziative:
-riduzione delle
discariche e chiusura di quelle sature (Pietramelina)
- riduzione degli
incenerimenti fino a completo smantellamento degli
impianti di
termodistruzione.
- Una seria politica
di riduzione dei rifiuti alla fonte (ad esempio
una normativa
regionale che impedisca o ostacoli l'utilizzo di
imballaggi non
riciclabili)
- Raccolta
differenziata porta a porta con tariffazione puntuale (più
differenzi meno paghi)
- Separazione corretta
della frazione umida, sistemi di compostaggio
centralizzati
- Il coinvolgimento
della Comunità: partecipazione, sensibilizzazione,formazione
- Riuso dei materiali
post consumo che mantengono forma e destinazione d'uso
- Recupero e
trattamento dei materiali post-consumo con sviluppo
degli usi e del mercato dei materiali riciclati
- Gestione dei rifiuti
residuali utilizzando sistemi di Trattamento Meccanico Biologico e valorizzazione dei rifiuti per
Raffinazione Meccanica
- Costituzione di uno
o più centri di ricerca sulla frazione residua
- Tassazione delle
discariche, di proprietà di enti a gestione pubblica e partecipata.
-dichiarazione di
servizio non di rilevanza economica e gestione pubblica e partecipata RIFIUTI
ZERO 2020
Forum dei Movimenti
per i Beni Comuni
Intervista con Giuseppe Bianzino, padre di Aldo Bianzino
Intervista con Giuseppe Bianzino, padre di Aldo Bianzino
Francesco "baro" Barilli
17 giugno 2008
Aldo Bianzino, 44 anni, viene rinchiuso la sera del 12 ottobre
scorso nel carcere di Capanne a Perugia, per il possesso di alcune
piantine di canapa indiana. Viene trovato senza vita la mattina del 14
ottobre.
Aldo l'ho potuto vedere solo in fotografia; suo padre Giuseppe l'ho
incontrato la prima volta a Lodi, un mese fa. L'ho conosciuto tramite
Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, anche lui deceduto in carcere
l'11 luglio 2003 (sulla sua morte si sono recentemente riaccese
speranze di verità, dopo la riapertura del caso). Quella sera Giuseppe
ha abbracciato anche Haidi Giuliani, e poi Danila Tinelli e Maria
Iannucci, rispettivamente madre di Fausto e sorella di Iaio. Incroci di
destini fatti di dolorose perdite e di mancanza di giustizia, un
affetto e una solidarietà che sorgono spontanei.
Dal confronto con le foto del figlio, risulta chiara la somiglianza fra
Aldo e Giuseppe. Alti, magri, grandi occhiali. Anche caratterialmente
Giuseppe ricorda quel che si racconta dell'indole del figlio.
Mitissimo, ma non per questo meno risoluto nel combattere le
ingiustizie. Nei gesti e nel sorriso i segni di una cordialità e di una
serenità che la tragedia ha incrinato ma non cancellato. "Mio figlio era molto aperto, disposto a parlare con tutti", mi racconta. "Già
da bambino, bastava che qualcuno lo chiamasse e lui gli sorrideva e lo
seguiva. In questo era simile a me, o almeno a come ero una volta. Oggi
sono cambiato. Una volta sorridevo sempre e qualcuno mi chiedeva 'ma
cos'hai da ridere?'. Io semplicemente sorridevo perché mi sembrava che
la vita mi sorridesse. Oggi sorrido poco, quella domanda non me la
rivolgono più...".
Lo incontro nuovamente nella sua casa di Vercelli. Lui ha voglia di parlare e io di dargli voce.
Tu quando vieni a sapere della morte di Aldo?
Domenica pomeriggio, quando era già morto da alcune ore. Mi ha
telefonato Gioia, la sua prima moglie, madre dei due figli maggiori
(Aruna ed Elia). All'inizio ha chiesto se Aruna era lì da me, poi ha
tergiversato un po', non sapeva come dirmelo. Prima ha detto che mio
figlio aveva avuto un infarto, solo dopo qualche minuto ha aggiunto che
era morto, ma non mi ha specificato i dettagli, non ha parlato del
carcere, non se la sentiva. In quel momento ha accennato solo a
mancanze nei soccorsi. Mia moglie era in giardino, gliel'ho dovuto
riferire io. Non sai cosa significa dire una cosa del genere a una
madre... Ho cominciato a sapere tutta la storia pochi giorni dopo. Poi,
dopo altro tempo ancora, è stata sempre Gioia a dirmi "adesso devo
raccontarti tutto". Mi ha parlato dell'autopsia, dei 4 ematomi
cerebrali, dei danni al fegato e alla milza. In quel momento si diceva
pure di due costole rotte, circostanza che però sembra essere stata
smentita dall'autopsia successiva. Nel frattempo erano cominciati i
contatti con Roberta, la sua compagna (arrestata assieme a lui e
scarcerata subito dopo la morte di Aldo), e la nostra battaglia comune
per capire cosa fosse successo in quella cella.
Ti sei fatto qualche idea su quanto accaduto?
Ho due ipotesi. Forse i suoi carcerieri pensavano davvero di
trovarsi di fronte a uno spacciatore. Non avendo trovato denaro in casa
di Aldo e Roberta (la perquisizione aveva raccolto solo trenta euro),
hanno pensato avessero nascosto "il malloppo" da qualche parte. Per
questo può darsi l'abbiano malmenato, per farlo confessare. L'altra
ipotesi si basa sull'idiosincrasia di mio figlio verso strutture chiuse
come il carcere. Aldo era molto tranquillo e aperto di carattere, ma
incapace di comportamenti servili e non incline al rispetto delle
gerarchie. In un ambiente chiuso e codificato come dev'essere il
carcere si crea quella subordinazione che pretende ritualità, rispetto
ossequioso verso gli ordini: una realtà impossibile per lui. Magari
questo l'ha portato a qualche reazione e di conseguenza può essere
scattata la voglia di dargli "una lezione".
Cosa puoi dirmi sullo stato delle indagini?
Il magistrato che aveva in mano l'inchiesta era lo stesso che l'ha
fatto arrestare. Un arresto che considero assurdo non solo per
l'assoluta mancanza di pericolosità di persone come Aldo e Roberta, ma
anche perché avvenuto di venerdì pomeriggio, costringendo quindi due
persone a restare in carcere inutilmente per almeno tre giorni. Tutto
questo senza poter vedere un giudice e chiarire la loro posizione, e
per di più lasciando Rudra e la nonna (ossia il figlio quattordicenne
di Aldo e Roberta, e una novantenne in precarie condizioni di salute)
completamente isolati e abbandonati a se stessi. Sulla sua morte è
stata chiesta l'archiviazione, a cui si è opposta tutta la famiglia,
coi rispettivi avvocati. Non so cosa aspettarmi delle indagini, seppure
da ignorante in materia legale ci vedo troppi buchi. Io pensavo che in
un carcere, almeno nei corridoi e nei luoghi di passaggio, ci fosse una
vigilanza costante, anche tramite telecamere, eppure ancora oggi non si
sa chi sia entrato e uscito da quella cella. Prima abbiamo accennato a
incongruenze nelle autopsie e voglio farti un esempio specifico. Le
lesioni al fegato le hanno giustificate con una manovra di rianimazione
maldestra, fatta con imperizia e troppa violenza. Ammesso che si possa
credere a questa versione, è possibile che non si sappia chi ha operato
quel tentativo di soccorso?
Alla fine si sta facendo strada la teoria di una morte per cause
naturali, per rottura aneuristica. Inoltre, si è parlato molto
dell'assenza di lesioni esterne...
L'aneurisma è un elemento di debolezza del sistema circolatorio, che
può starsene tranquillo per anni e poi cedere. Cosa posso dirti?...
Forse per deformazione professionale da vecchio chimico ragiono in
termini pratici, di impianti. Alla Thyssen Krupp l'impianto faceva
schifo, ma è successo qualcosa che l'ha fatto scoppiare. Ecco, anche
volendo credere all'aneurisma, io sono alla ricerca di quel "qualcosa".
Nulla capita per caso. Sulla mancanza di segni esteriori, tu pensi ci
siano lesioni esterne nei prigionieri di Guantanamo? O sui corpi dei
poveracci passati nelle mani di Videla o Pinochet per poi essere
scaricati in mare?
La storia di tuo figlio mi ricorda un panorama in cui la nebbia
prima si dirada e poi si riaddensa. Ci parla di una zona grigia nello
stato dei diritti, favorita dall'intreccio tra retorica securitaria e
guerra al diverso.
In questi tempi si fa un gran parlare di sicurezza, peraltro
cercando di distorcere la scala di importanza dei fatti. Quando si
parla di sicurezza e legalità non si parla dei morti sul lavoro, che
sembrano confinati in un altro pianeta, e neppure dei grandi
truffatori, che non sembrano destare quello che oggi viene chiamato
"allarme sociale". Intendiamoci, capisco che il ladro che ruba la
pensione alla vecchietta che l'ha appena ritirata sia un problema reale
e da affrontare, ma non capisco quale allarme possa essere determinato
da uno che si fa uno spinello. Chi vive alle nostre spalle rubando
miliardi o guadagnandoli in modo poco pulito, al contrario, non è
considerato pericoloso. Tu mi parli di nebbia e di zona d'ombra ed è
corretto; io, al di là del dolore personale, la storia di mio figlio
l'ho vissuta come un'enorme contraddizione. Una contraddizione di
quello che una volta avremmo chiamato "il sistema".
La vicenda di Aldo ti ha creato un'idea in generale del mondo
carcerario? E come è cambiata, se è cambiata, la tua visione della
giustizia?
Cosa penso del carcere? Che è una cosa diversa se ti chiami Geronzi
o Bianzino. Può sembrare banale ma è così, è quel che sento. Quando
oggi leggo di tragedie successe nei CPT, di persone malmenate o morte
"in circostanze misteriose", come si dice, provo la stessa sensazione:
carceri e CPT sono luoghi dove la persona perde i propri diritti. Per
questo è facile che lì dentro certe cose succedano, ed è difficile poi
scoprire la verità. E parlo di due luoghi che a torto si pensa debbano
tutelare solo chi sta fuori da chi vi è imprigionato. E' falsissimo:
carcere e CPT dovrebbero tutelare pure chi sta dentro. Questo perché
anche chi viene rinchiuso in una di quelle strutture è sotto la tutela
dello Stato. Tutti, ma a maggior ragione quelli che, come Aldo, sono
reclusi senza aver subito una condanna e quindi vanno considerati
innocenti fino all'emissione della sentenza. Del resto ne abbiamo
parlato prima: quando si parla di sicurezza si parla di una sicurezza
monca e ambigua. Le morti in carcere sono tantissime. Non parliamo di
quelle nei CPT, visto che quei poveracci ormai sembrano appartenere a
una categoria subumana. Non parliamo di Carlo Giuliani: per lui hanno
ripristinato la pena di morte, direttamente in piazza. Una volta
avremmo parlato di "giustizia di classe": forse dovremmo avere il
coraggio di dirlo anche oggi...
Francesco "baro" Barilli
http://www.reti-invisibili.net/morticarceri/articles/art_13436.html
21 giugno 2008 - giornata di mobilitazione del Forum Nazionale dei movimenti per l’acqua
L’ACQUA E’ UN
DIRITTO NON UNA MERCE!
21 giugno 2008 -
giornata di mobilitazione del Forum
Nazionale dei movimenti per l’acqua
In lotta per il bene comune acqua, il Forum, nel luglio 2007, ha presentato in Parlamento la legge d’iniziativa popolare per la
ripubblicizzazione dell’acqua, sottoscritta da oltre 400 mila cittadini
italiani, di cui 5300 umbri ed ha ottenuto la moratoria contro la
privatizzazione dei servizi idrici.
Anche nei tre ATO Umbri i
servizi idrici sono nelle mani di Società per Azioni, anzi, ignorando la
moratoria, l’ATO 1 dell’Umbria, lo scorso anno, ha ceduto il 40% delle azioni
del gestore Umbria Acque SPA alla multinazionale ACEA SPA!
leggi tutto il volantino 21 giugno 2008.doc
Comunità di
BOSCHETTO-GAIFANA-GAIFANA
STAZIONE-COLSANTANGELO
21-22-24 Giugno 2008
Sabato 21 giugno
giornata
nazionale di mobilitazione acqua
bene comune
Ore 17.00 Boschetto
c/o Casa Amicizia
Rosario Distefano presenta la prima pubblicazione della
raccolta: archivium boschetum
( a cura comitato rio fergia)
Ore 17.45
conferenza assemblea
acqua bene comune
intervengono: Sauro Vitali presidente comitato Rio
Fergia
Marco Bersani
ATAC nazionale
Valeria Tocchio avv. comitato rio fergia
Le sentenze del TAR in sintesi
legleggi tutto il programma locandina_S.Giovanni.rtf
APPELLO CANAPISA'008 MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA dedicata ad Aldo
Street Parade Canapisa 2008
Il fallimento del proibizionismo è sotto gli occhi di tutti.
L'assunzione di sostanze che modificano la coscienza è un fatto che
accomuna gli esseri umani di tutti tempi, luoghi e culture. Nel corso
del tempo è stato proibito l'uso di alcune di queste sostanze, dando
vita a tutta una serie conflitti ai quali i governi hanno risposto con
sempre maggiore repressione. Nasce così il problema droga. Sono state
promulgate leggi e istituiti imponenti apparati repressivi, per
affrontare la questione a livello globale, che hanno dichiarato la
guerra alla droga. Una persecuzione infame, fatta di incursioni
militari, uccisioni, perquisizioni, fermi, arresti, blitz, lancio di
diserbanti chimici su intere popolazioni che, è bene ricordare, ha
fatto nascere un reato la' dove non ci sono vittime, costringendo alla
clandestinità milioni di esseri umani. Mai nessuna legge ha prodotto
nella storia del genere umano una quantità tale di sofferenze.
Definibile come la terza guerra mondiale perchè combattuta su fronti
sparsi nell'intero pianeta, questa strategia planetaria conta ormai
migliaia di vittime e continua ad infliggere lacrime e sangue ad un
numero sempre maggiore di esseri umani, magari solo per aver coltivato
una pianta. Queste politiche di fatto hanno creato il mercato nero
delle sostanze illecite, un mercato totalmente libero nel quale è
possibile avere enormi profitti e, paradossalmente, nonostante i loro
continui fallimenti nel ridurre il volume dei traffici e i livelli di
consumo delle droghe, queste strategie non sono mai state messe
seriamente in discussione, anzi sono state potenziate e rafforzate
negli aspetti piu' repressivi, arrivando ad essere la principale causa
di carcerazione mondiale.
In nome di un astratto ideale di Società
libera dalle droghe, ingenti risorse statali sono finite nella casse di
apparati repressivi creati ad ok che hanno messo in campo le loro
politiche di Tolleranza Zero ed hanno contribuito, non di certo
ostacolato, al rafforzamento delle criminalità organizzate, alla
diffusione delle sostanze stesse e dei modi piu' rischiosi di
assumerle. In un regime proibizionista i rischi connessi al consumo di
sostanze crescono vertiginosamente e vanno ben oltre ai pericoli
connessi alla sostanza in sè: per esempio l'impossibilità di sapere la
concentrazione reale della sostanza che si crede di assumere ed il tipo
di sostanze con le quali è stata tagliata. Molti non pensano al fatto
che la merce droga sia una Merce Speciale, non una merce come tutte le
altre, perchè se un'automobile è sempre un'automobile dal produttore
fino al consumatore , una pistola è sempre una pistola, un chilo di
eroina, grazie alla magia del proibizionismo, dall'Afganistan
all'Italia diventa venti chili. Oggi, in Italia, questa ipocrita
battaglia è condotta da una delle normative mondiali piu' dure in
materia, la legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti, con la
quale tutte le sostanze sono state messe sullo stesso piano ed i timidi
tentativi di un'azione di riduzione dei danni, resi già difficili dalla
precedente legge in materia (legge Iervolino-Vassalli), sono stati
letteralmente travolti da un'azione repressiva totale. Le conseguenze
sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la
trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una
questione esclusivamente medica e penale.
Questo appello ha
l'obiettivo non solo di far riflettere su una situazione che diventa
giorno dopo giorno sempre piu' insostenibile, a causa di un
proibizionismo che va ad alimentare, piuttosto che risolvere, le
problematiche che ufficialmente dichiara di voler contrastare, ma anche
quello di costruire una rete sociale capace di mettere in piedi un
percorso concreto, fatto di sperimentazioni pratiche, che produca un
avanzamento in materia . E' sempre piu' urgente un'opposizione sociale
che si organizzi e che faccia sentire le sue ragioni e la sua voce al
fine di fondare un'alternativa concreta ad un tale stato di cose.
Il superamento del proibizionismo non solo è possibile, ma è diventato
indispensabile. Crediamo fermamente che una riflessione sincera di
tutti, insieme alla sperimentazione di pratiche di riduzione del danno,
ispirate ad una cultura del consumo critico e consapevole e fondate
sull'informazione, possano concretamente superare le problematiche
attuali connesse al consumo di sostanze ed evitare tante morti,
principalmente causate dalla clandestinità in cui il proibizionismo
costringe ad agire. Non c'è mai stata questa possibilita': ad un
rischio ipotetico proveniente da un eventuale legalizzazione, sono
stati preferiti i fallimenti concreti e tangibili della
repressione,causando immani sofferenze .
Qualcuno sta giocando
con le nostre vite e sta facendo soldi sulla nostra pelle. Se in ballo
è la nostra libertà e la nostra stessa esistenza, allora dobbiamo
essere noi a condurre le danze, dobbiamo lottare affinchè il diritto
all'autodeterminazione non rimanga lettera morta.
Nè malati, nè criminali, ma gioiosamente illegali.
Autoproduzione unica soluzione.
CANAPISA 2008 MANIFESTAZIONE
- SABATO 31 MAGGIO -
ore 17 P.zza S. Antonio,PISA
Dedicata ad Aldo Bianzino.
' ); document.write( addy1551 ); document.write( '' ); //-->Per adesioni
canapisa@inventati.org
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
' ); //--> Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ' ); //--> ' ); //--> Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ' ); //--> Il movimento antipro lotta:
*Contro il decreto Fini che favorisce la criminalità organizzata;
*Contro la somministrazione forzata di psicofarmaci che ingrassa le farmaceutiche;
*Contro i trattamenti invasivi e devastanti come l'elettroshock;
*Per informare tutt* su rischi e proprietà delle droghe legali e illegali, al fine di sviluppare una cultura
dell'uso critico e consapevole;
*per creare strategie concrete di riduzione del danno;
*Per valorizzare percorsi di disintossicazione volontari ispirati a pratiche antisegregazioniste, non secondo i
principi di funzionamento di un manicomio o di un carcere, ma fondati sulla libera scelta e il rispetto della
dignità umana;
*Per avere il diritto ed ottenere l'accesso immediato all'uso terapeutico della canapa.
*Per infrangere i pregiudizi culturali ed istituzionali che giustificano terapie forzate all'origine della
discriminazione di cui sono vittime i consumatori di droghe insieme ai cosiddetti malati psichiatrici.
DOCUMENTO FINALE DEL FORUM
DA I MOVIMENTI IN LOTTA PER I BENI COMUNI
Il Forum Regionale Acqua Rifiuti
Energia del 16-17-18 maggio a Ferentillo (TR) ha visto la presenza di uomini e
donne che credono nei beni comuni naturali, materiali e immateriali, e cioè che
la terra, le sue risorse, l’ambiente,
la natura e tutti gli esseri viventi, sono
un patrimonio da salvaguardare per la vita stessa e per quella delle
generazioni future; credono nei beni comuni sociali, cioè in una società dove
tutti possano accedere ai diritti fondamentali per avere una vita dignitosa.
Credono nella democrazia
partecipata e cioè nella gestione pubblica, la sola che può garantirne
l’universalità all’accesso ai beni comuni, che sono alla base della convivenza
di ciascuna comunità umana; una gestione che sia partecipata dagli uomini e dalle donne che costituiscono la
comunità, che conoscendo i territori in cui vivono, sono gli unici a poter
prendere decisioni sui beni comuni dei loro territori.
Hanno preso atto dell’assenza dei
partiti politici, di alcune associazioni ambientaliste nazionali e del distacco
delle istituzioni ad un confronto propositivo sulle tematiche fondamentali
oggetto delle diverse vertenze sui beni comuni aperte nei territori umbri.
Hanno constatato come i maggiori
partiti politici (maggioranza e
opposizione) siano sostanzialmente d’accordo nell’insistere con un’economia “di
rapina“ che chiamano sviluppo che
spesso conduce alla mercificazione dei beni comuni, alla progettazione e
costruzione di grandi opere, utili solo
a progettisti ed esecutori e non alla collettività.
Hanno preso atto che le politiche
amministrative sono rivolte alla salvaguardia degli interessi di soggetti
economici, nazionali e multinazionali, piuttosto che dei diritti della
collettività, quindi hanno individuato fra le priorità, la necessità che le
popolazioni, i comitati, le associazioni ambientaliste e d’impegno civile e
sociale, portatrici di interessi comuni, vengano coinvolte (partecipate) nelle
scelte d’indirizzo e nella programmazione delle politiche istituzionali, rivendicando il diritto di
poter apportare le loro competenze specifiche, acquisite valorizzate e diffuse
nei territori stessi.
Tutti i partecipanti a questo
forum si assumono direttamente le vertenze della ripubblicizzazione dell’acqua
e dell’Eolico in Valnerina, dell’applicazione della strategia rifiuti zero per
l’Umbria e della bonifica delle
discariche, della revoca della concessione per l’acqua minerale a Idrea/Rocchetta,
del rifacimento totale del progetto del metanodotto Brindisi –Minerbio,
dell’ulteriore prelievo di acqua dal fiume Nera, della battaglia contro la cementificazione delle città e dei
territori per una pianificazione
urbanistica partecipata, contro tutte le forme di incenerimento, dal cementificio
alla centrale a biomasse, passando per inceneritori da cdr e contro l’utilizzo
del carbone per la produzione di energia.
Vogliamo:
-
il riconoscimento dell’Umbria come bioregione;
-
un bilancio idrico che conservi l’acqua per le generazioni
future che ricomprenda le concessioni dell’acqua per lo sfruttamento
industriale e per gli usi agricoli;
-
il ritiro immediato della Concessione alla Idrea/Rocchetta per
lo sfruttamento industriale delle sorgenti del Rio Fergia;
-
una moratoria che salvaguardi la Valnerina e l’Appennino
(rispetto della legge Galasso) da ogni e qualsiasi impianto eolico e/o altra
grande opera invasiva e deturpante;
-
l’applicazione nella regione dell’Umbria della proposta di
legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua;
-
la chiusura e la bonifica della discarica di Pietramelina e la
realizzazione del piano rifiuti zero
per l’Umbria con una gestione pubblica e partecipata;
-
la chiusura degli inceneritori e della centrale a carbone;
-
rifacimento totale del progetto del metanodotto Brindisi
–Minerbio;
-
esprimere la nostra contrarietà alla trasformazione della E45
in autostrada,
-
accrescere il nostro movimento aprendo il confronto con tutti
gli uomini e le donne che credono nei propri diritti.
Il Forum individua le prime pratiche ed iniziative:
-
l’utilizzo di tutti gli strumenti normativi per la tutela delle
risorse, dei diritti e dei beni comuni;
-
la sottoscrizione del piano rifiuti zero qui presentato e già
consegnato alla Regione dell’Umbria;
-
convegno Ambiente e Salute a Bettona per la seconda decade di
giugno.
Ferentillo 18 maggio 2008
Singole Persone,Comitato Umbro Acqua Pubblica, Comitato Tutela Rio Fergia, ATTAC PG, Comitato Pro Acqua Gualdo Tadino,
Comitato Contro l’Acquedotto Scheggino Pentima, Meetup Amici Beppe Grillo
dell’Umbria, Cobas Umbria, CSOA ex Mattatoio Perugia, Circolo Culturale Primo
Maggio, Circolo ARCI Island, Gruppo Difesa Ambiente di Spoleto, Inceneritori Zero Umbria, Comitato Don
Chisciotte (C.A.I. Terni, Mountain Wilderness, Italia Nostra Valnerina), Comitato Popolare per l’Ambiente Bettona,
Comitato NOTUBO, Comitato Nazionale del Paesaggio, Comitato per la tutela
ambientale della conca Eugubina.
LE TRE SENTENZE DEL TAR DELL'UMBRIA
Le tre sentenze del TAR dell'Umbria:
200800189_01.DOC
200800190_01.DOC
200800191_01.DOC
in versione integrale!!!!!!!!!!!
VITTORIA DEL COMITATO TUTELA RIO FERGIA!
VITTORIA DEL COMITATO TUTELA RIO FERGIA!
Il TAR dell’Umbria ha fermato la Delibera della Regione
dell’Umbria e l’autorizzazione ai
lavori del Comune di Gualdo Tadino che permettevano alla Idrea Rocchetta di
prelevare l’acqua dalle sorgenti del Rio Fergia per l’imbottigliamento.
Grazie alla tenacia e alla resistenza del popolo di
Boschetto che con determinazione ha difeso il fiume rimanendo sempre unito nel
nome del bene comune acqua!
Ma questa vittoria è anche di tutto il Forum Nazionale dei
movimenti dell’acqua che ha sostenenuto
con convinzione che l’acqua è un diritto per tutti e non può essere
lasciata nelle mani delle
multinazionali.
E’ anche la vittoria di uomini e donne che stanno lottando
per i beni comuni (rifiuti, energia,
ambiente e salute, diritti sociali….) che credono alla possibilità di un altro mondo, di un’altra vita, fuori
dalle logiche di mercato, fuori dalle multinazionali.
La lotta incessante portata avanti dal comitato tutela Rio
Fergia in primis, dal comitato umbro acqua pubblica e dal Forum nazionale dei
movimenti per l’acqua, dimostra come la partecipazione dal basso possa
modificare l’ordine imposto dal sistema neoliberista e restituire i diritti e i
beni comuni alle popolazioni.
In Umbria, questa vittoria, è l’inizio di quelle che verranno dai movimenti che hanno
partecipato al Forum Regionale per i
beni comuni, riuniti a Ferentillo lo scorso fine settimana e cioè la
ripubblicizzazione del servizio idrico, il no all’acquedotto Scheggino-Pentima,
la chiusura e la bonifica della discarica di Pietramelina, l’applicazione del
piano rifiuti zero, il no al progetto del parco eolico in Valnerina, la
chiusura della centrale a carbone, lo spazio sociale ex mattatoio di Perugia.
COMUNICATO STAMPA DEL 19
Il Forum per i beni comuni :
Ferentillo (TR) , 16-18 maggio
Oltre
25 associazioni e comitati e più di 250 attivisti si sono incontrati per que
sta occasione dimostrando con senso di civiltà e grande coinvolgimento le loro
capacità di analizzare la situazione attuale ed indicare come sia verosimile
costruire altri scenari di mondi possibili
Nel
corso dei 3 giorni d’incontri e’ stata dimostrata nei fatti la partecipazione
attiva alla vita sociale e politica della regione.
Il Forum ha preso
atto con amarezza la totale assenza di ogni partito politico, ormai preso esclusivamente
nell’ottica di un’economia “di rapina“ che chiamano “sviluppo” svendendo al
miglior offerente i Diritti e i Beni Comuni.
L’affermazione di diritti fondamentali alla vita
come l’acqua bene comune;l’impegno a non lasciare alle generazioni future
montagne di rifiuti; la ferma volontà di proteggere gli ecosistemi montani da
tubi, torri, cemento e nuova viabilita’; il ripensare lo stesso concetto di
sviluppo ad ogni costo sono stati i
principali temi discussi.
Seguira’, a breve, un documento che esplicitera’ i
punti fermi delle nostre posizioni nelle singole vertenze territoriali, che
difenderemo e promuoveremo democraticamente ma con determinazione.
Come società civile, vogliamo fermamente essere protagonisti del nostro futuro
Ferentillo 18 maggio 2008
Comitato Umbro
Acqua Pubblica, Comitato Tutela Rio Fergia,
ATTAC PG, Comitato Pro Acqua Gualdo Tadino, Comitato Contro l’Acquedotto
Scheggino Pentima, Meetup Amici Beppe Grillo dell’Umbria, Cobas Umbria, CSOA ex
Mattatoio Perugia, Circolo Culturale Primo Maggio, Circolo ARCI Island, Gruppo
Difesa Ambiente di Spoleto,
Inceneritori Zero Umbria, Comitato Don Chisciotte (CA.I. Terni, Mountain
Wilderness, Italia Nostra Valnerina),
Comitato Popolare per l’Ambiente Bettona, Comitato NOTUBO, Comitato
Nazionale del Paesaggio, Comitato per la tutela ambientale della conca Eugubina

