Comitato verità per Aldo

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Blog del comitato Verità per Aldo Bianzino!
Aggiornato: 6 ore 43 min fa

Iniziativa a Gubbio: Verità nascosta, giustizia negata: quando la cronaca diventa nera

19 febbraio 2010 - 12:02pm
Sabato 27 febbraio 2010, a partire dalle ore 17,15 presso la Sala Trecentesca della Residenza Comunale, l'Associazione Culturale “ArticoloTre”, in collaborazione con la Libreria Fotolibri e con il patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Gubbio, organizza l’incontro dal titolo "Aldo Bianzino, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi. Verità nascosta, giustizia negata: quando la cronaca diventa nera. Le famiglie raccontano". Il tema dell'incontro è quello di indagare la effettività del sistema delle garanzie nel sistema penale italiano e gli abusi che di fatto accadono, in modo particolare per quanto riguarda il profilo detentivo. Fondamentali saranno le testimonianze dirette di Rudra Bianzino, Ilaria Cucchi e Patrizia e Lino Aldrovandi, che, condividendo la ricostruzione delle dolorose vicende che hanno coinvolto i loro congiunti, consentiranno di far percepire come la violenza generata da un sistema "malato" ricada soprattutto sui soggetti più deboli della società. Specialmente dal punto di vista del sistema carcerario, si cercherà di capire la reale situazione delle nostre carceri e la loro attitudine a favorire il reinserimento dei detenuti nella società civile al termine della pena. In merito, con il compito di fornire un quadro complessivo della situazione, ci sarà l'intervento di Alessio Scandurra, ricercatore presso la Fondazione Michelucci e componente del comitato direttivo dell'Associazione Antigone, organizzazione nazionale “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”. Coordinerà i lavori la giornalista Cristina Clementi e uno spazio finale verrà riservato agli interventi del pubblico. L'ingresso è libero e tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Video - Performance - Per non dimenticare Aldo

15 febbraio 2010 - 1:59pm
    http://www.archive.org/details/VeritEGiustiziaPerAldo pro

Martedì 16 Febbraio 2010 Benefit per le spese legali

4 febbraio 2010 - 5:38pm
  PER NON DIMENTICARE ALDO BIANZINO “Arrestati e condotti nel carcere di Capanne - Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...” E' l'assurdo inizio della fine di Aldo. Uomo libero, falegname,consumatore e coltivatore di canapa.   Arrestato il 12 ottobre 2007. Morto “misteriosamente” in carcere due giorni dopo.   Aldo viene ritrovato seduto sul letto con addosso una sola maglietta (che i familiari affermano non appartenergli) e con la finestra aperta, ad ottobre inoltrato. Ma perché non si è prestato soccorso ad Aldo, perché si sono falsificati i registri del carcere per nascondere quanto è accaduto? Il pm Petrazzini sostiene che «le indagini non evidenziano, anche nella forma del minimo sospetto, l'esistenza di aggressioni né di occasioni in cui le stesse potessero essersi verificate». Eppure l'autopsia ha riscontrato una lesione epatica ed esiste una perizia medico legale che recita così: «La lacerazione epatica deve essere ritenuta conseguenza di un valido trauma occorso in vita e certamente non può essere ascrivibile al massaggio cardiaco, in riferimento al quale vi è prova certa che avvenne a cuore fermo». Si può dunque escludere che la lesione al fegato sia stata provocata dai tentativi di rianimazione di Bianzino, come invece ipotizza il pm per escludere l'aggressione. Ci sono molti altri punti oscuri e lacune nelle indagini: la cella e gli oggetti ivi contenuti non sono stati sottoposti a sequestro; non sono state disposte l'ispezione e il sequestro della cella né sono state prese le impronte digitali; dai filmati delle videocamere dell'istituto di pena appare un individuo (in tuta mimetica) mai identificato. E ancora. Perché risulta che Aldo sia stato ricoverato in infermeria una sola volta quando un teste sostiene di averlo visto uscire dalla sua cella due volte?   Cosa è accaduto veramente nella cella dove Aldo è stato rinchiuso?   Purtroppo questo percorso giudiziario cerca di mettere in luce solo alcuni aspetti di quello che verosimilmente è accaduto mentre niente ci è dato sapere di come mai una persona sia entrata in carcere in salute e ne sia uscita morta.   Per questo continuiamo un percorso di mobilitazione, consapevoli che ora più che mai è necessario fare sentire la nostra voce, perchè la morte di Aldo non passi sotto silenzio.   Dal 2002 fino ad oggi ci sono almeno trenta casi di morti sospette sulle quali sarebbe necessario indagare in maniera più approfondita.   E' il caso di Stefano Cucchi morto a Roma nell'ottobre 2009, di Marcello Lonzi morto in carcere a Livorno nel 2003 e di tanti altri, tutti vittime di “ordinaria violenza” in carcere come in strada, contro chi gira senza documenti, chi rivendica la propria libertà d’ espressione, chi fuma marijuana, chi …...... potrebbe succedere a tutti! Partecipa al benifit per sostenere i familiari di Aldo e le spese legali.   Martedì 16 Febbraio 2010   presso il centro sociale ex mattatoio a Ponte San Giovanni - Perugia concerto Reggae dalle 22.30 con Roccoreggae, Jolebalalla, PGP.   Comitato Verità per Aldo http://veritaperaldo.noblogs.org  

LA TOLLERANZA CHE UCCIDE

20 gennaio 2010 - 4:57pm
Venerdì 22 Gennaio 2010 ore 20,00: LA TOLLERANZA CHE UCCIDE Incontro dibattito con Cinzia Gubbioni (Il Manifesto), Giampaolo di Loreto (Criminologo), Associazione Antigone, Comitato Verità per Aldo Bianzino e l'intervento di Michele Fabiani Segue Aperitivo e Cena, Il tutto presso il CSA Germinal Cimarelli (via del Lanificio 19, Terni).   

NO ALL’ARCHIVIAZIONE

17 dicembre 2009 - 7:43pm
  “Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...” E' l'assurdo inizio della fine di Aldo. Uomo libero, consumatore e coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa "misteriosa" morte, si tenta ancora di insabbiare la verità. Infatti, mentre è stato rinviato a giudizio l'agente di polizia penitenziaria accusato di omissione di soccorso, viene archiviato il procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato ucciso” in carcere da un malore accidentale. L'ipotesi di morte naturale viene però formulata solo dopo la seconda autopsia sul corpo di Aldo. Và ricordato che nella prima autopsia vengono riscontrate diverse lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio" e i medici legali dichiarano probabile la sua morte per percosse. Nella seconda, con l'asportazione del fegato e del cervello, la sua morte viene fatta risalire a cause naturali, negando di fatto l'ipotesi delle percosse. Una terza perizia viene richiesta dal giudice e affidata agi stessi medici legali! Il risultato? Il fegato di Aldo si sarebbe staccato in seguito ad un massaggio cardiaco (effettuato da medici competenti!). Dall’analisi dagli atti che giustificano l’archiviazione permangono diversi dubbi: -Aldo viene ritrovato rannicchiato nel letto nudo con addosso una sola maglietta (che i familiari affermano non appartenergli) e con la finestra aperta, ad ottobre inoltrato. -Al momento del ritrovamento del corpo di Aldo non è stata effettuata alcuna ispezione della cella numero 20 nella quale era stato rinchiuso. -Nonostante viene affermato che dall’analisi delle riprese delle telecamere a circuito chiuso del carcere non risultino elementi rilevanti, non si parla del perché queste all’inizio vengono dichiarate non funzionanti mentre in seguito viene affermato che il loro funzionamento avviene con registrazioni ad intervalli regolari. Inoltre come è possibile che lo stesso P.M. Petrazzini che ha ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle cause della sua morte? Non e' corretto che uno stesso magistrato svolga contemporaneamente il ruolo dell'accusa e della tutela (ruolo della difesa) nei confronti della medesima persona. Al limite il magistrato che ha emesso l'ordinanza di perquisizione nei confronti di Aldo poteva essere sentito come parte in causa all'interno dell'inchiesta sull'omicidio, ormai archiviata. Questa è la “storiella” alla quale vogliono farci credere, dandoci come “contentino” il capro espiatorio di turno. In risposta ad uno stato che vuole controllare i cittadini e reprimere qualsiasi comportamento che sia difforme dalla norma, e ad un comune che non si è mai esposto su questa vicenda continuando invece ad alimentare politiche securitarie attraverso la privatizzazione del controllo sui nostri corpi e le nostre vite (vedi Stuart in centro e il recente provvedimento sul pubblico decoro), noi continueremo ad opporci a questa sicurezza che vuole limitare le nostre libertà individuali e che allo stesso tempo lascia impuniti casi molto simili a quello di Aldo come quelli di Stefano Cucchi, Marcello Lonzi e Stefano Frapporti, solo per citarne alcuni, ma che potrebbe capitare a tutti noi in qualsiasi momento. Continueremo quindi a diffondere lotte dal basso e consapevolezza perché non si può finire in carcere per qualche pianta d’erba in nome di una sicurezza che è solo repressione e morte. Comitato verità e giustizia per Aldo

Ascanio Celestini - Le verità

17 dicembre 2009 - 11:08am

Archiviato

16 dicembre 2009 - 1:53pm
Il gip Ricciarelli archivia il fascicolo per omicidio: "Cause naturali in seguito ad aneurisma" E' stata archiviata dal gip del tribunale di Perugia l'inchiesta per omicidio a carico di ignoti per la morte nel carcere del capoluogo umbro, nell'ottobre di due anni fa, di Aldo Bianzino, il falegname che era stato arrestato pochi giorni prima per la coltivazione di alcune piante di canapa indiana. Secondo il giudice, il decesso avvenne per cause naturali in seguito ad un aneurisma cerebrale. A riportare la notizia è oggi il Corriere dell'Umbria. Il giudice ha accolto la seconda richiesta di archiviazione del fascicolo avanzata dal pm Giuseppe Petrazzini. Ad entrambe le istanze si erano invece opposti i familiari di Bianzino. In base agli accertamenti svolti dai consulenti della procura, il giudice ha però ritenuto che la lesione riscontrata al fegato del falegname sia legata alle manovre di rianimazione dopo l'aneurisma. Ha quindi disposto l'archiviazione del fascicolo. tratto da umbrialeft.it

TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …

11 dicembre 2009 - 11:52am
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi … “Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...” E' l'assurdo inizio della fine di Aldo. Uomo libero, consumatore e coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa "misteriosa" morte, si tenta ancora di insabbiare la verità. Infatti, mentre è stata rinviato a giudizio l'agente di polizia penitenziaria accusato di omissione di soccorso, oggi si richiede l'archiviazione del procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato ucciso” in carcere da un malore accidentale. Il comitato verità e giustizia per Aldo Bianzino, con i familiari di Aldo, si oppone ancora una volta a questa richiesta di archiviazione mentre molte questioni rimangono aperte: Le telecamere potrebbero spiegare diversi interrogativi, ma come mai prima si dice che quella notte hanno avuto delle “anomalie” e giorni dopo che funzionano solo per 15 secondi ogni 2 minuti? E nei minuti e 45 rimasti scoperti quante persone sono entrate nella cella? E quelle che si vedono transitare perchè non sono state annotate nei registri? È credibile che tutto questo possa accadere in un carcere, luogo del controllo per eccellenza? Come è possibile che non possiamo sapere chi è entrato ed uscito dalla cella di Aldo?   Aldo venne trovato praticamente nudo in periodo autunnale. Perchè non è mai stato disposto il sequestro degli indumenti di Aldo né furono mai effettuati rilevamenti della scientifica nella sua cella? Cosa ha subito Aldo mentre era chiuso in cella?   Se fosse veramente morto per cause naturali che bisogno ci sarebbe stato di occultare la vista del suo corpo, steso nudo per terra, agli altri detenuti ponendo delle lenzuola sulle porte di tutte le altre celle della sezione?   Nella prima autopsia vengono riscontrate diverse lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio" e i medici legali dichiarano probabile la sua morte per percosse. Viene aperta un'inchiesta. Nella seconda, con l'asportazione del fegato e del cervello, la sua morte viene fatta risalire a cause naturali, negando di fatto l'ipotesi delle percosse. Perchè durante la seconda autopsia uno dei medici legali di parte smentisce che la milza e le costole siano state lesionate, al contrario di quanto affermato nella prima autopsia, senza dare giustificazioni credibili? E' stata mai effettuata una radiografia delle costole di Aldo?   Dov'è la verità ?   Come è possibile che lo stesso P.M. Petrazzini che ha ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle cause della sua morte? Non e' corretto che uno stesso magistrato svolga contemporaneamente il ruolo dell'accusa e della tutela (ruolo della difesa) nei confronti della medesima persona. Al limite il magistrato che ha emesso l'ordinanza di perquisizione nei confronti di Aldo potrebbe essere sentito come parte in causa all'interno dell'inchiesta sull'omicidio. Come potrebbe Petrazzini interrogare se stesso? Se questo procedimento verrà archiviato come sarà possibile fare piena chiarezza su questi aspetti oscuri di questa vicenda? Come è possibile che il magistrato inquirente chieda l'archiviazione quando analizzando gli atti consultabili emergono numerosi altri aspetti oscuri?

Aldo Bianzino, una morte da non insabbiare

10 dicembre 2009 - 9:56pm
di Patti Cirino «Ti sbattono in galera che sei una anima bella/diventi un corpo inanimato in cella/Ricordo Aldo Bianzino era un falegname/Nel suo casolare a chi faceva del male?» (Assalti Frontali, «Mappe della Libertà»). Nomi. Alberto Mercuriali, Nicola Tommasoni, Abdul Gibre, Riccardo Raisman. Nomi ostaggio di reticenze, impunità, ipocrisie. Nomi. Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi, Aldo Bianzino. Nomi che bussano alle porte della coscienza e della memoria collettiva. Nomi scritti su fredde richieste d'archiviazione. Nomi rinchiusi tra le carte degli scaffali degli uffici giudiziari. Nomi che non vogliamo dimenticare. Nomi e storie di violenza proibizionista, indagini inquinate e istruttorie lacunose, verità insabbiate e circostanze anomale da approfondire, diritti negati e informazione tagliata. Storie imbastite di retorica securitaria, di proclami di guerra ai consumatori, di tolleranza zero. Storie di stato in attesa di veder chiariti, in ogni punto, i motivi, le dinamiche, le cause e le responsabilità di queste morti misteriose. Storie in attesa di verità e giustizia. Storie come quella di Aldo Bianzino, falegname residente a Pietralunga, arrestato per coltivazione e detenzione di marijuana e trovato morto, alle 8 di mattina del 14 ottobre 2007, nella cella numero 20 sezione 2B, presso la casa circondariale di Capanne, alla periferia di Perugia, dove era detenuto da meno di 48 ore. Morto. Di carcere. Di aneurisma cerebrale. Di silenzio e impunità. Di allarme sociale. Di violenza. Di indagini lacunose. Di oltraggio fisico e morale. Nudo. Il 25 novembre scorso, all'udienza preliminare ordinaria il gip Marina De Robertis ha rinviato a giudizio per reiterata omissione di soccorso, omissione di atti di ufficio e falsificazione di registri l'agente di polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza di Aldo. Ha inoltre ritenuto ammissibile che l'associazione «Verità e giustizia per Aldo Bianzino» si costituisca parte civile al processo, nonostante il parere contrario («carenza di legittimazione attiva») del pubblico ministero Giuseppe Petrazzini. Lo stesso magistrato inquirente che emise l'ordinanza di perquisizione della casa di Bianzino e ordinò e convalidò l'arresto di Aldo e della sua compagna Roberta; che decise l'autopsia, affidando le indagini al corpo di polizia penitenziaria, lo stesso corpo indagato per omissione di soccorso; lo stesso magistrato che ha richiesto l'archiviazione del fascicolo aperto per omicidio volontario contro ignoti. Ma perché non si è prestato soccorso ad Aldo, perché si sono falsificati i registri del carcere per nascondere quanto è accaduto? Il pm Petrazzini sostiene che «le indagini non evidenziano, anche nella forma del minimo sospetto, l'esistenza di aggressioni né di occasioni in cui le stesse potessero essersi verificate». Eppure l'autopsia ha riscontrato una lesione epatica ed esiste una perizia medico legale che recita così: «La lacerazione epatica deve essere ritenuta conseguenza di un valido trauma occorso in vita e certamente non può essere ascrivibile al massaggio cardiaco, in riferimento al quale vi è prova certa che avvenne a cuore fermo». Si può dunque escludere che la lesione al fegato sua stata provocata dai tentativi di rianimazione di Bianzino, come invece ipotizza il pm per escludere l'aggressione. Ci sono molti altri punti oscuri e lacune nelle indagini: la cella e gli oggetti ivi contenuti non sono stati sottoposti a sequestro; non sono state disposte l'ispezione e il sequestro della cella né sono state prese le impronte digitali; dai filmati delle videocamere dell'istituto di pena appare un individuo (in tuta mimetica) mai identificato. E ancora. Perché risulta che Aldo sia stato ricoverato in infermeria una sola volta quando un teste sostiene di averlo visto uscire dalla sua cella due volte? Domani, venerdì 11 dicembre, ci sarà l'udienza per l'opposizione alla richiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di ignoti. L'associazione sarà presente con un presidio davanti al tribunale di Perugia. «E quando ci incontriamo non c'è resa/e in strada ogni volta si rinnova l'intesa,/la libertà dove sta, la trovi nella mappa/non restare tra la gente distratta». (Info:http://veritaperaldo.noblogs.org) 

Caso Bianzino: un coro di no all'archiviazione

9 dicembre 2009 - 11:14am
di Bruna Iacopino Anomalie. Quando si parla di morte in carcere è il termine che viene ripetuto più spesso, dalle aule di tribunale rimbalza fin tra le mure domestiche strillato dalla scatola televisiva. Anomalie, come si trattasse di una sorta di giustificazione o dell'unica certezza. Di anomalie, tante si continua a parlare per il caso Cucchi, emerso agli onori della cronaca grazie all'ostinata determinazione dei familiari, di anomalie si continua a parlare per il caso Bianzino. Una vicenda forse meno nota a livello nazionale, meno sviscerata dagli organi di informazione ma ugualmente carica di punti oscuri. A sottolinearli, a mo' d domanda senza risposta, su un volantino, che verrà distribuito davanti al Tribunale di Perugia, è il comitato “Verità per Aldo” che da tempo segue la vicenda e lotta accanto ai familiari dell'ebanista 44enne morto nel carcere di Capanne nell'ottobre 2007. Il comitato, che nel corso della precedente udienza tenutasi il 25 novembre scorso è riuscito a costituirsi parte civile nell'ambito del processo che al momento vede come unico imputato una guardia carceraria con l'accusa di omissione di soccorso, si troverà di nuovo domani davanti al tribunale di Perugia a sostegno dei familiari che cercano di opporsi alla terza rischiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio volontario a carico di ignoti. Un'opposizione supportata dai dubbi che in questi due anni sono stati affastellati, l'uno sull'altro e che vengono enucleati anche su http://veritaperaldo.noblogs.org/ dai componenti del comitato: -le telecamere che si dice presentassero delle “anomalie” ( eccoci di nuovo) e che, qualche giorno dopo la morte, invece risultava funzionassero solo a tratti, dunque nei momenti di normale funzionamento avrebbero anche ripreso delle persone entrate e uscite dalla cella di Aldo, persone di cui, al momento, è sconosciuta l'identità; -Aldo viene ritrovato steso a terra morto con indosso solo una maglietta leggera, per di più non sua, nessun rilevamento è stato disposto da parte della scientifica sugli indumenti e all'interno della cella; -le due autopsie effettuate con risultati contraddittori, nella prima l'accertamento di due costole rotte, scomparse nella seconda, come scomparsa è l'ipotesi di morte in seguito a percosse come invece era stato ipotizzato dal medico legale in prima battuta, lo stesso lesionamento del fegato alla fine viene attribuito a un massaggio cardiaco un po' troppo energico; -infine altri due elementi che, a parere del comitato e dei familiari, fanno assumere alla vicenda una luce strana: quelle lenzuola poste a protezione delle altre celle forse per impedire ai detenuti di vedere (?), e il ruolo del pm Petrazzini, lo stesso che aveva disposto l'arresto di Bianzino e che adesso sta indagando sulle cause della morte. Se questi elementi messi in fila non fossero sufficienti, vi sono inoltre le testimonianze di alcuni detenuti, come si legge sul sito www.abuondiritto.it: “ Un detenuto testimonia che Aldo il giorno prima viene prelevato dalla sua cella due volte, mentre dai verbali risulta solo un’uscita, senza però indicazioni circa il motivo e l’orario. Un altro compagno di sezione dichiara che Aldo ha chiesto più volte un intervento medico nel corso della notte, e non è stato ascoltato.” “Domani saremo nuovamente davanti al tribunale di Perugia e qualora l'opposizione della famiglia venisse accettata cercheremo di costituirci parte civile anche nell'ambito del processo per omicidio volontario contro ignoti.” Alessandro, che fa parte del Comitato verità per Aldo, ammette la piccola vittoria ottenuta nel procedimento a carico della guardia carceraria. La costituzione come parte civile segna infatti un passo in avanti e un riconoscimento anche del ruolo svolto dalla mobilitazione civile scattata nel capoluogo umbro in seguito alla morte di Aldo. “ Inizialmente le assemblee erano molto partecipate, anche un centinaio di persone e ai sit-in ci si trova sempre in una cinquantina...” Il sit-in di domani promette però una partecipazione anche maggiore. La vicenda di Bianzino è diventata col tempo anche una battaglia dei Radicali, che dal sito annunciano la loro presenza davanti al tribunale di Perugia dalle 8.30 del mattino, capeggiati dal neosegretario Mario Staderini e dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino, accanto a loro anche la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria;   dall'altra parte anche gli amici di Perugia di Beppe Grillo, che hanno promosso attraverso il bloguna sottoscrizione pubbica per Rudra, figlio minorenne di Aldo e Roberta, anche lei scomparsa recentemente. “Non bisogna però dimenticare che oltre a Rudra, Aldo aveva altri due figli, avuti dalla precedente compagna e che sarebbe meglio tutelare Rudra, giacchè minorenne, da una sovraesposizione mediatica.” Commenta Alessandro. E, mentre si attende la sentenza del Tribunale di Perugia che potrebbe rappresentare un passo avanti o uno stop definitivo, la morte di Ciro Ruffo (presunto suicidio), avvenuta l'altro giorno nel carcere di San Michele di Alessandria fa salire il numero delle morti in carcere dall'inizio del 2009 a 169, e a 67 i suicidi. Il record era stato raggiunto nel 2001, con 69 suicidi. A rimarcare questi dati lanciando un vero e proprio allarme sono diverse associazioni attive per i diritti dei detenuti Ass. “Il Detenuto Ignoto”, Ass. “Antigone”, Ass. A “Buon Diritto”, “Radiocarcere”, “Ristretti Orizzonti” e il partito dei Radicali Italiani, attraverso il loro osservatorio permanente sulle morti in carcere. Ed è anche sulla scia della vicenda Cucchi e dell'eco mediatica registrata che altri casi, per molti aspetti simili sono stati “ripescati” e riproposti all'attenzione pubblica: Franco Serantini, Marcello Lonzi, Giovanni Lorusso, Niki Aprile Gatti, Manuel Eliantonio. Lista sicuramente incompleta, ma un ottimo spunto per chi prima... “non se ne fosse accorto”.

TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …

8 dicembre 2009 - 11:52am
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi … “Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...” E' l'assurdo inizio della fine di Aldo. Uomo libero, consumatore e coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa "misteriosa" morte, si tenta ancora di insabbiare la verità. Infatti, mentre è stata rinviato a giudizio l'agente di polizia penitenziaria accusato di omissione di soccorso, oggi si richiede l'archiviazione del procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato ucciso” in carcere da un malore accidentale. Il comitato verità e giustizia per Aldo Bianzino, con i familiari di Aldo, si oppone ancora una volta a questa richiesta di archiviazione mentre molte questioni rimangono aperte: Le telecamere potrebbero spiegare diversi interrogativi, ma come mai prima si dice che quella notte hanno avuto delle “anomalie” e giorni dopo che funzionano solo per 15 secondi ogni 2 minuti? E nei minuti e 45 rimasti scoperti quante persone sono entrate nella cella? E quelle che si vedono transitare perchè non sono state annotate nei registri? È credibile che tutto questo possa accadere in un carcere, luogo del controllo per eccellenza? Come è possibile che non possiamo sapere chi è entrato ed uscito dalla cella di Aldo?   Aldo venne trovato praticamente nudo in periodo autunnale. Perchè non è mai stato disposto il sequestro degli indumenti di Aldo né furono mai effettuati rilevamenti della scientifica nella sua cella? Cosa ha subito Aldo mentre era chiuso in cella?   Se fosse veramente morto per cause naturali che bisogno ci sarebbe stato di occultare la vista del suo corpo, steso nudo per terra, agli altri detenuti ponendo delle lenzuola sulle porte di tutte le altre celle della sezione?   Nella prima autopsia vengono riscontrate diverse lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio" e i medici legali dichiarano probabile la sua morte per percosse. Viene aperta un'inchiesta. Nella seconda, con l'asportazione del fegato e del cervello, la sua morte viene fatta risalire a cause naturali, negando di fatto l'ipotesi delle percosse. Perchè durante la seconda autopsia uno dei medici legali di parte smentisce che la milza e le costole siano state lesionate, al contrario di quanto affermato nella prima autopsia, senza dare giustificazioni credibili? E' stata mai effettuata una radiografia delle costole di Aldo?   Dov'è la verità ?   Come è possibile che lo stesso P.M. Petrazzini che ha ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle cause della sua morte? Non e' corretto che uno stesso magistrato svolga contemporaneamente il ruolo dell'accusa e della tutela (ruolo della difesa) nei confronti della medesima persona. Al limite il magistrato che ha emesso l'ordinanza di perquisizione nei confronti di Aldo potrebbe essere sentito come parte in causa all'interno dell'inchiesta sull'omicidio. Come potrebbe Petrazzini interrogare se stesso? Se questo procedimento verrà archiviato come sarà possibile fare piena chiarezza su questi aspetti oscuri di questa vicenda? Come è possibile che il magistrato inquirente chieda l'archiviazione quando analizzando gli atti consultabili emergono numerosi altri aspetti oscuri?

Presidio 11 dicembre 2009 presso il Tribunale di Perugia

3 dicembre 2009 - 12:03pm
L'11 dicembre 2009 ci sarà l'udienza per l'opposizione alla richiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di ignoti.  Il comitato Verità e Giustizia per Aldo sarà presente, come sempre, con un presidio davanti al tribunale di Perugia. Invitiamo tutte e tutti a esserci l'11 dicembre 2009 alle ore 9, facciamo sentire la nostre voce perchè la morte di Aldo non passi sotto silenzio!  

Articolo tratto da Terra News

26 novembre 2009 - 11:47am
A due anni dalla morte di Aldo Bianzino, deceduto nel carcere di Capanne due giorni dopo il suo arresto, potrebbe finalmente esserci la speranza di conoscere la verità. Ieri il gup di Perugia Marina De Robertis ha deciso per il rinvio a giudizio dell’agente di polizia penitenziaria Gianluca Cantoro, accusato di omissione di soccorso, omissione di atti di ufficio e falso. Bianzino, entrato in carcere il 12 ottobre 2007, è morto la mattina del 14. Nell’incidente probatorio i detenuti della cella a fianco hanno testimoniato di averlo sentito più volte chiedere aiuto durante la notte, domandare l’intervento di un medico. «Ma la guardia ha risposto di non rompere il c...», hanno dichiarato al giudice. Solo al mattino sono intervenute due dottoresse, ma non c’era più nulla da fare. L’esame autopico sul corpo del 44enne di Pietralunga ha rivelato un ematoma al cervello e una profonda lesione al fegato. Ciò nonostante, è stata chiesta l’archiviazione del procedimento aperto contro ignoti per omicidio: la decisione è attesa il prossimo 11 dicembre. Il gup ieri ha deciso di non concedere nemmeno la contestazione dell’aggravante di “morte come conseguenza di omissione di soccorso”, che era stata chiesta dall’avvocato Massimo Zaganelli, che rappresenta il figlio minore di Bianzino, Rudra. De Robertis ha però ammesso la costituzione, come parte civile, dell’associazione Verità e giustizia per Aldo Bianzino. «Il pm Petrazzini aveva richiesto di escluderci per “carenza di legittimazione”, perché costituitici in ritardo», spiega Patrizia Cirino, presidente dell’Associazione. «Ma il gup ha riconosciuto la nostra attività fin dall’inizio di questa vicenda, quando abbiamo formato il Comitato verità e giustizia». È stato il comitato, subito dopo la morte di Aldo, a portare il caso all’attenzione dei media e della città, a chiedere chiarezza e non omertà. L’ammissione al processo - che comincerà il 28 giugno 2010 - è un importante segnale per tutti.

Accettata la richiesta di costituzione di parte civile dell'Ass. "Verità per Aldo Bianzino"

25 novembre 2009 - 2:39pm
Dopo 4 ore di presidio finalmente qualche notizia ufficiale ce l'abbiamo: -La nostra richiesta di costituirci parte civile è stata accettata!!!!!!!!!! -Il giudice ha deciso il rinvio a giudizio della guardia carceraria sotto procedimento, stabilendo il dibattimento al 28 giugno 2010. Prossimo appuntamento: venerdì 11 dicembre ore 9 udienza per l'opposizione all'archiviazione dell'altro troncone del processo, ovvero omicidio involontario contro ignoti. A presto con aggiornamenti più dettagliati.

Presidio 25 novembre 2009 davanti al Tribunale di Perugia

23 novembre 2009 - 4:46pm
In occasione dell'udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di un agente della Polizia Penitenziaria addetto alla sorveglianza presso la sezione 2° B, dove Aldo è morto, il 25 novembre 2009 il comitato "Verità per Aldo Bianzino" promuove un presidio davanti al Tribunale di Perugia di via 14 settembre dalle ore 9. VENITE TUTTI E TUTTE E' IMPORTANTE!!!