Comitato verità per Aldo
Iniziativa a Gubbio: Verità nascosta, giustizia negata: quando la cronaca diventa nera
Sabato 27 febbraio 2010, a partire dalle ore 17,15 presso la Sala
Trecentesca della Residenza Comunale, l'Associazione Culturale
“ArticoloTre”, in collaborazione con la Libreria Fotolibri e con il
patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Gubbio,
organizza l’incontro dal titolo
"Aldo Bianzino, Stefano Cucchi,
Federico Aldrovandi. Verità nascosta, giustizia negata: quando la
cronaca diventa nera.
Le famiglie raccontano".
Il tema dell'incontro
è quello di indagare la effettività del sistema delle garanzie nel
sistema penale italiano e gli abusi che di fatto accadono, in modo
particolare per quanto riguarda il profilo detentivo. Fondamentali
saranno le testimonianze dirette di Rudra Bianzino, Ilaria Cucchi e
Patrizia e Lino Aldrovandi, che, condividendo la ricostruzione delle
dolorose vicende che hanno coinvolto i loro congiunti, consentiranno di
far percepire come la violenza generata da un sistema "malato" ricada
soprattutto sui soggetti più deboli della società.
Specialmente dal
punto di vista del sistema carcerario, si cercherà di capire la reale
situazione delle nostre carceri e la loro attitudine a favorire il
reinserimento dei detenuti nella società civile al termine della pena.
In merito, con il compito di fornire un quadro complessivo della
situazione, ci sarà l'intervento di Alessio Scandurra, ricercatore
presso la Fondazione Michelucci e componente del comitato direttivo
dell'Associazione Antigone, organizzazione nazionale “per i diritti e
le garanzie nel sistema penale”.
Coordinerà i lavori la giornalista Cristina Clementi e uno spazio finale verrà riservato agli interventi del pubblico.
L'ingresso è libero e tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Video - Performance - Per non dimenticare Aldo
http://www.archive.org/details/VeritEGiustiziaPerAldo
pro
Martedì 16 Febbraio 2010 Benefit per le spese legali
PER NON DIMENTICARE ALDO BIANZINO
“Arrestati e condotti nel carcere di Capanne - Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una
perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...”
E' l'assurdo inizio della fine di Aldo.
Uomo libero, falegname,consumatore e coltivatore di canapa.
Arrestato il 12 ottobre 2007. Morto “misteriosamente” in carcere due giorni dopo.
Aldo viene ritrovato seduto sul letto con addosso una sola maglietta (che i familiari affermano non appartenergli) e con la finestra aperta,
ad ottobre inoltrato.
Ma perché non si è prestato soccorso ad Aldo, perché si sono falsificati i registri del carcere per nascondere quanto è accaduto? Il pm
Petrazzini sostiene che «le indagini non evidenziano, anche nella forma del minimo sospetto, l'esistenza di aggressioni né di occasioni in cui
le stesse potessero essersi verificate».
Eppure l'autopsia ha riscontrato una lesione epatica ed esiste una perizia medico legale che
recita così: «La lacerazione epatica deve essere ritenuta conseguenza di un valido trauma occorso in vita e certamente non può essere ascrivibile al massaggio cardiaco, in riferimento al quale vi è prova certa che avvenne a cuore fermo».
Si può dunque escludere che la lesione al fegato sia stata provocata dai tentativi di rianimazione di Bianzino, come invece ipotizza il pm per escludere l'aggressione.
Ci sono molti altri punti oscuri e lacune nelle indagini: la cella e gli oggetti ivi contenuti non sono stati sottoposti a sequestro; non sono
state disposte l'ispezione e il sequestro della cella né sono state prese le impronte digitali; dai filmati delle videocamere dell'istituto
di pena appare un individuo (in tuta mimetica) mai identificato.
E ancora.
Perché risulta che Aldo sia stato ricoverato in infermeria una
sola volta quando un teste sostiene di averlo visto uscire dalla sua cella due volte?
Cosa è accaduto veramente nella cella dove Aldo è stato rinchiuso?
Purtroppo questo percorso giudiziario cerca di mettere in luce solo alcuni aspetti di quello che verosimilmente è accaduto mentre niente ci
è dato sapere di come mai una persona sia entrata in carcere in salute e ne sia uscita morta.
Per questo continuiamo un percorso di mobilitazione, consapevoli che ora più che mai è necessario fare sentire la nostra voce, perchè la morte di Aldo non passi sotto silenzio.
Dal 2002 fino ad oggi ci sono almeno trenta casi di morti sospette sulle quali sarebbe necessario indagare in maniera più approfondita.
E' il
caso di Stefano Cucchi morto a Roma nell'ottobre 2009, di Marcello Lonzi morto in carcere a Livorno nel 2003 e di tanti altri, tutti vittime di
“ordinaria violenza” in carcere come in strada, contro chi gira senza documenti, chi rivendica la propria libertà d’ espressione, chi fuma
marijuana, chi …...... potrebbe succedere a tutti!
Partecipa al benifit per sostenere i familiari di Aldo e le spese legali.
Martedì 16 Febbraio 2010
presso il centro sociale ex mattatoio a Ponte
San Giovanni - Perugia
concerto Reggae dalle 22.30 con Roccoreggae, Jolebalalla, PGP.
Comitato Verità per Aldo http://veritaperaldo.noblogs.org
LA TOLLERANZA CHE UCCIDE
Venerdì 22 Gennaio 2010 ore 20,00:
LA TOLLERANZA CHE UCCIDE
Incontro
dibattito con Cinzia Gubbioni (Il Manifesto), Giampaolo di Loreto
(Criminologo), Associazione Antigone, Comitato Verità per Aldo Bianzino
e l'intervento di Michele Fabiani
Segue Aperitivo e Cena, Il tutto presso il CSA Germinal Cimarelli (via del Lanificio 19, Terni).
NO ALL’ARCHIVIAZIONE
“Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene
portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di
una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune
piante di marijuana e 30 euro in contanti...”
E' l'assurdo inizio della fine di Aldo. Uomo libero, consumatore e
coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in
carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i
consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza
centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa "misteriosa"
morte, si tenta ancora di insabbiare la verità.
Infatti, mentre è stato rinviato a giudizio l'agente di polizia
penitenziaria accusato di omissione di soccorso, viene archiviato il
procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato
ucciso” in carcere da un malore accidentale.
L'ipotesi di morte naturale viene però formulata solo dopo la
seconda autopsia sul corpo di Aldo.
Và ricordato che nella prima autopsia vengono riscontrate diverse
lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio" e i medici
legali dichiarano probabile la sua morte per percosse. Nella seconda,
con l'asportazione del fegato e del cervello, la sua morte viene
fatta risalire a cause naturali, negando di fatto l'ipotesi delle
percosse.
Una terza perizia viene richiesta dal giudice e affidata agi
stessi medici legali! Il risultato? Il fegato di Aldo si sarebbe
staccato in seguito ad un massaggio cardiaco (effettuato da medici
competenti!).
Dall’analisi dagli atti che giustificano l’archiviazione
permangono diversi dubbi:
-Aldo viene ritrovato rannicchiato nel letto nudo con addosso
una sola maglietta (che i familiari affermano non appartenergli) e
con la finestra aperta, ad ottobre inoltrato.
-Al momento del ritrovamento del corpo di Aldo non è stata
effettuata alcuna ispezione della cella numero 20 nella quale era
stato rinchiuso.
-Nonostante viene affermato che dall’analisi delle riprese
delle telecamere a circuito chiuso del carcere non risultino
elementi rilevanti, non si parla del perché queste all’inizio
vengono dichiarate non funzionanti mentre in seguito viene affermato
che il loro funzionamento avviene con registrazioni ad intervalli
regolari.
Inoltre come è possibile che lo stesso P.M. Petrazzini che ha
ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle
cause della sua morte? Non e' corretto che uno stesso magistrato
svolga contemporaneamente il ruolo dell'accusa e della tutela (ruolo
della difesa) nei confronti della medesima persona. Al limite il
magistrato che ha emesso l'ordinanza di perquisizione nei confronti
di Aldo poteva essere sentito come parte in causa all'interno
dell'inchiesta sull'omicidio, ormai archiviata.
Questa è la “storiella” alla quale vogliono farci credere,
dandoci come “contentino” il capro espiatorio di turno.
In risposta ad uno stato che vuole controllare i cittadini e
reprimere qualsiasi comportamento che sia difforme dalla norma, e ad
un comune che non si è mai esposto su questa vicenda continuando
invece ad alimentare politiche securitarie attraverso la
privatizzazione del controllo sui nostri corpi e le nostre vite (vedi
Stuart in centro e il recente provvedimento sul pubblico decoro), noi
continueremo ad opporci a questa sicurezza che vuole limitare le
nostre libertà individuali e che allo stesso tempo lascia impuniti
casi molto simili a quello di Aldo come quelli di Stefano Cucchi, Marcello Lonzi e Stefano
Frapporti, solo per citarne alcuni, ma che potrebbe capitare a tutti
noi in qualsiasi momento.
Continueremo quindi a diffondere lotte dal basso e consapevolezza
perché non si può finire in carcere per qualche pianta d’erba in
nome di una sicurezza che è solo repressione e morte.
Comitato verità e giustizia per Aldo
Archiviato
Il gip Ricciarelli archivia il fascicolo per omicidio:
"Cause naturali in seguito ad aneurisma"
E' stata archiviata dal gip del tribunale di Perugia l'inchiesta per omicidio a carico di ignoti per la morte nel carcere del capoluogo umbro, nell'ottobre di due anni fa, di Aldo Bianzino, il falegname che era stato arrestato pochi giorni prima per la coltivazione di alcune piante di canapa indiana.
Secondo il giudice, il decesso avvenne per cause naturali in seguito ad un aneurisma cerebrale.
A riportare la notizia è oggi il Corriere dell'Umbria. Il giudice ha accolto la seconda richiesta di archiviazione del fascicolo avanzata dal pm Giuseppe Petrazzini. Ad entrambe le istanze si erano invece opposti i familiari di Bianzino.
In base agli accertamenti svolti dai consulenti della procura, il giudice ha però ritenuto che la lesione riscontrata al fegato del falegname sia legata alle manovre di rianimazione dopo l'aneurisma.
Ha quindi disposto l'archiviazione del fascicolo.
tratto da umbrialeft.it
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …
“Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...”
E' l'assurdo inizio della fine di
Aldo. Uomo libero, consumatore e coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa
"misteriosa" morte, si tenta ancora di insabbiare la verità. Infatti, mentre è stata rinviato a giudizio l'agente di polizia penitenziaria accusato di omissione di soccorso, oggi si richiede l'archiviazione del procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato
ucciso” in carcere da un malore accidentale.
Il comitato verità e giustizia per Aldo Bianzino, con i familiari di Aldo, si oppone ancora una
volta a questa richiesta di archiviazione mentre molte questioni rimangono
aperte:
Le telecamere potrebbero spiegare diversi interrogativi, ma come mai prima si dice che quella notte hanno avuto delle “anomalie” e giorni dopo che funzionano solo per 15 secondi ogni 2 minuti? E nei minuti e 45 rimasti scoperti quante persone sono entrate nella cella? E quelle che si vedono transitare perchè non sono state annotate nei registri? È credibile che
tutto questo possa accadere in un carcere, luogo del controllo per eccellenza?
Come è possibile che non possiamo sapere chi è entrato ed uscito dalla cella di Aldo?
Aldo venne trovato praticamente nudo in periodo autunnale. Perchè non è mai stato disposto il sequestro degli indumenti di Aldo né furono mai effettuati rilevamenti della scientifica nella sua cella? Cosa ha subito Aldo mentre era chiuso in cella?
Se fosse veramente morto per cause naturali che bisogno ci sarebbe stato di occultare la vista del suo corpo, steso nudo per terra, agli altri detenuti ponendo delle lenzuola sulle porte di tutte le altre celle della sezione?
Nella prima autopsia vengono riscontrate diverse lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio" e i medici legali dichiarano probabile la sua morte per percosse. Viene aperta un'inchiesta. Nella seconda, con l'asportazione del fegato e del cervello, la sua morte viene fatta risalire a cause naturali, negando di fatto l'ipotesi delle percosse. Perchè durante la
seconda autopsia uno dei medici legali di parte smentisce che la milza e le costole siano state lesionate, al contrario di quanto affermato nella prima autopsia, senza dare giustificazioni credibili? E' stata mai effettuata una radiografia delle costole di Aldo?
Dov'è la verità ?
Come è possibile che lo stesso P.M. Petrazzini che ha ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle cause della sua morte? Non e' corretto che uno stesso magistrato svolga contemporaneamente il ruolo dell'accusa e della tutela (ruolo della difesa) nei confronti della medesima persona. Al limite il magistrato che ha emesso l'ordinanza di perquisizione nei confronti di Aldo potrebbe essere sentito come parte in causa all'interno dell'inchiesta sull'omicidio. Come potrebbe Petrazzini interrogare se stesso?
Se questo procedimento verrà archiviato come sarà possibile fare piena chiarezza su questi aspetti oscuri di questa vicenda?
Come è possibile che il magistrato inquirente chieda l'archiviazione quando analizzando gli atti consultabili emergono numerosi altri aspetti oscuri?
Aldo Bianzino, una morte da non insabbiare
di Patti Cirino
«Ti sbattono in galera che sei una anima bella/diventi un corpo
inanimato in cella/Ricordo Aldo Bianzino era un falegname/Nel suo
casolare a chi faceva del male?» (Assalti Frontali, «Mappe della
Libertà»).
Nomi.
Alberto Mercuriali, Nicola Tommasoni, Abdul Gibre, Riccardo Raisman.
Nomi ostaggio di reticenze, impunità, ipocrisie. Nomi. Stefano Cucchi,
Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi, Aldo Bianzino. Nomi che bussano
alle porte della coscienza e della memoria collettiva. Nomi scritti su
fredde richieste d'archiviazione. Nomi rinchiusi tra le carte degli
scaffali degli uffici giudiziari. Nomi che non vogliamo dimenticare.
Nomi e storie di violenza proibizionista, indagini inquinate e
istruttorie lacunose, verità insabbiate e circostanze anomale da
approfondire, diritti negati e informazione tagliata. Storie imbastite
di retorica securitaria, di proclami di guerra ai consumatori, di
tolleranza zero. Storie di stato in attesa di veder chiariti, in ogni
punto, i motivi, le dinamiche, le cause e le responsabilità di queste
morti misteriose. Storie in attesa di verità e giustizia.
Storie
come quella di Aldo Bianzino, falegname residente a Pietralunga,
arrestato per coltivazione e detenzione di marijuana e trovato morto,
alle 8 di mattina del 14 ottobre 2007, nella cella numero 20 sezione
2B, presso la casa circondariale di Capanne, alla periferia di Perugia,
dove era detenuto da meno di 48 ore. Morto. Di carcere. Di aneurisma
cerebrale. Di silenzio e impunità. Di allarme sociale. Di violenza. Di
indagini lacunose. Di oltraggio fisico e morale. Nudo.
Il 25
novembre scorso, all'udienza preliminare ordinaria il gip Marina De
Robertis ha rinviato a giudizio per reiterata omissione di soccorso,
omissione di atti di ufficio e falsificazione di registri l'agente di
polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza di Aldo. Ha inoltre
ritenuto ammissibile che l'associazione «Verità e giustizia per Aldo
Bianzino» si costituisca parte civile al processo, nonostante il parere
contrario («carenza di legittimazione attiva») del pubblico ministero
Giuseppe Petrazzini. Lo stesso magistrato inquirente che emise
l'ordinanza di perquisizione della casa di Bianzino e ordinò e
convalidò l'arresto di Aldo e della sua compagna Roberta; che decise
l'autopsia, affidando le indagini al corpo di polizia penitenziaria, lo
stesso corpo indagato per omissione di soccorso; lo stesso magistrato
che ha richiesto l'archiviazione del fascicolo aperto per omicidio
volontario contro ignoti.
Ma perché non si è prestato soccorso ad
Aldo, perché si sono falsificati i registri del carcere per nascondere
quanto è accaduto? Il pm Petrazzini sostiene che «le indagini non
evidenziano, anche nella forma del minimo sospetto, l'esistenza di
aggressioni né di occasioni in cui le stesse potessero essersi
verificate». Eppure l'autopsia ha riscontrato una lesione epatica ed
esiste una perizia medico legale che recita così: «La lacerazione
epatica deve essere ritenuta conseguenza di un valido trauma occorso in
vita e certamente non può essere ascrivibile al massaggio cardiaco, in
riferimento al quale vi è prova certa che avvenne a cuore fermo». Si
può dunque escludere che la lesione al fegato sua stata provocata dai
tentativi di rianimazione di Bianzino, come invece ipotizza il pm per
escludere l'aggressione.
Ci sono molti altri punti oscuri e lacune
nelle indagini: la cella e gli oggetti ivi contenuti non sono stati
sottoposti a sequestro; non sono state disposte l'ispezione e il
sequestro della cella né sono state prese le impronte digitali; dai
filmati delle videocamere dell'istituto di pena appare un individuo (in
tuta mimetica) mai identificato.
E ancora. Perché risulta che Aldo
sia stato ricoverato in infermeria una sola volta quando un teste
sostiene di averlo visto uscire dalla sua cella due volte?
Domani,
venerdì 11 dicembre, ci sarà l'udienza per l'opposizione alla richiesta
di archiviazione per l'accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di
ignoti. L'associazione sarà presente con un presidio davanti al
tribunale di Perugia.
«E quando ci incontriamo non c'è resa/e in
strada ogni volta si rinnova l'intesa,/la libertà dove sta, la trovi
nella mappa/non restare tra la gente distratta».
(Info:http://veritaperaldo.noblogs.org)
Intervento del Comitato Verità per Aldo alla conferenza stampa per il presidio dell' 11 dicembre davanti al tribunale
tratto da radioradicale
Caso Bianzino: un coro di no all'archiviazione
di Bruna Iacopino
Anomalie. Quando si parla di morte in carcere è il termine che viene
ripetuto più spesso, dalle aule di tribunale rimbalza fin tra le mure
domestiche strillato dalla scatola televisiva. Anomalie, come si
trattasse di una sorta di giustificazione o dell'unica certezza. Di
anomalie, tante si continua a parlare per il caso Cucchi, emerso agli
onori della cronaca grazie all'ostinata determinazione dei familiari,
di anomalie si continua a parlare per il caso Bianzino. Una vicenda
forse meno nota a livello nazionale, meno sviscerata dagli organi di
informazione ma ugualmente carica di punti oscuri. A sottolinearli, a
mo' d domanda senza risposta, su un volantino, che verrà distribuito
davanti al Tribunale di Perugia, è il comitato “Verità per Aldo” che da
tempo segue la vicenda e lotta accanto ai familiari dell'ebanista
44enne morto nel carcere di Capanne nell'ottobre 2007. Il comitato, che
nel corso della precedente udienza tenutasi il 25 novembre scorso è
riuscito a costituirsi parte civile nell'ambito del processo che al
momento vede come unico imputato una guardia carceraria con l'accusa di
omissione di soccorso, si troverà di nuovo domani davanti al tribunale
di Perugia a sostegno dei familiari che cercano di opporsi alla terza
rischiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio volontario a
carico di ignoti.
Un'opposizione supportata dai dubbi che in
questi due anni sono stati affastellati, l'uno sull'altro e che vengono
enucleati anche su http://veritaperaldo.noblogs.org/ dai componenti del comitato:
-le
telecamere che si dice presentassero delle “anomalie” ( eccoci di
nuovo) e che, qualche giorno dopo la morte, invece risultava
funzionassero solo a tratti, dunque nei momenti di normale
funzionamento avrebbero anche ripreso delle persone entrate e uscite
dalla cella di Aldo, persone di cui, al momento, è sconosciuta
l'identità;
-Aldo viene ritrovato steso a terra morto con indosso
solo una maglietta leggera, per di più non sua, nessun rilevamento è
stato disposto da parte della scientifica sugli indumenti e all'interno
della cella;
-le due autopsie effettuate con risultati
contraddittori, nella prima l'accertamento di due costole rotte,
scomparse nella seconda, come scomparsa è l'ipotesi di morte in seguito
a percosse come invece era stato ipotizzato dal medico legale in prima
battuta, lo stesso lesionamento del fegato alla fine viene attribuito a
un massaggio cardiaco un po' troppo energico;
-infine altri due
elementi che, a parere del comitato e dei familiari, fanno assumere
alla vicenda una luce strana: quelle lenzuola poste a protezione delle
altre celle forse per impedire ai detenuti di vedere (?), e il ruolo
del pm Petrazzini, lo stesso che aveva disposto l'arresto di Bianzino e
che adesso sta indagando sulle cause della morte.
Se questi
elementi messi in fila non fossero sufficienti, vi sono inoltre le
testimonianze di alcuni detenuti, come si legge sul sito www.abuondiritto.it:
“ Un detenuto testimonia che Aldo il giorno prima viene prelevato dalla
sua cella due volte, mentre dai verbali risulta solo un’uscita, senza
però indicazioni circa il motivo e l’orario. Un altro compagno di
sezione dichiara che Aldo ha chiesto più volte un intervento medico nel
corso della notte, e non è stato ascoltato.”
“Domani saremo
nuovamente davanti al tribunale di Perugia e qualora l'opposizione
della famiglia venisse accettata cercheremo di costituirci parte civile
anche nell'ambito del processo per omicidio volontario contro ignoti.”
Alessandro, che fa parte del Comitato verità per Aldo,
ammette la piccola vittoria ottenuta nel procedimento a carico della
guardia carceraria. La costituzione come parte civile segna infatti un
passo in avanti e un riconoscimento anche del ruolo svolto dalla
mobilitazione civile scattata nel capoluogo umbro in seguito alla morte
di Aldo.
“ Inizialmente le assemblee erano molto partecipate,
anche un centinaio di persone e ai sit-in ci si trova sempre in una
cinquantina...”
Il sit-in di domani promette però una partecipazione
anche maggiore. La vicenda di Bianzino è diventata col tempo anche una
battaglia dei Radicali, che dal sito annunciano la loro presenza
davanti al tribunale di Perugia dalle 8.30 del mattino, capeggiati dal
neosegretario Mario Staderini e dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino, accanto a loro anche la sorella di Stefano Cucchi,
Ilaria; dall'altra parte anche gli amici di Perugia di Beppe Grillo,
che hanno promosso attraverso il bloguna sottoscrizione pubbica per
Rudra, figlio minorenne di Aldo e Roberta, anche lei scomparsa
recentemente. “Non bisogna però dimenticare che oltre a Rudra, Aldo
aveva altri due figli, avuti dalla precedente compagna e che sarebbe
meglio tutelare Rudra, giacchè minorenne, da una sovraesposizione
mediatica.” Commenta Alessandro.
E, mentre si attende la sentenza
del Tribunale di Perugia che potrebbe rappresentare un passo avanti o
uno stop definitivo, la morte di Ciro Ruffo (presunto suicidio),
avvenuta l'altro giorno nel carcere di San Michele di Alessandria fa
salire il numero delle morti in carcere dall'inizio del 2009 a 169, e a
67 i suicidi. Il record era stato raggiunto nel 2001, con 69 suicidi.
A
rimarcare questi dati lanciando un vero e proprio allarme sono diverse
associazioni attive per i diritti dei detenuti Ass. “Il Detenuto
Ignoto”, Ass. “Antigone”, Ass. A “Buon Diritto”, “Radiocarcere”,
“Ristretti Orizzonti” e il partito dei Radicali Italiani, attraverso il
loro osservatorio permanente sulle morti in carcere. Ed è anche sulla
scia della vicenda Cucchi e dell'eco mediatica registrata che altri
casi, per molti aspetti simili sono stati “ripescati” e riproposti
all'attenzione pubblica: Franco Serantini, Marcello Lonzi, Giovanni Lorusso, Niki Aprile Gatti, Manuel Eliantonio. Lista sicuramente incompleta, ma un ottimo spunto per chi prima... “non se ne fosse accorto”.
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …
TUTTI MORTI DI VECCHIAIA: Bianzino, Cucchi, Lonzi, Aldrovandi …
“Arrestati e condotti nel carcere di Capanne -Aldo viene portato in isolamento e Roberta nel braccio femminile- al termine di una perquisizione, firmata dal PM Petrazzini, trovate solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti...”
E' l'assurdo inizio della fine di
Aldo. Uomo libero, consumatore e coltivatore di canapa che per questo viene arrestato e muore in carcere, in una città che si preoccupa soltanto di reprimere i consumatori e la “manodopera di strada” mentre rimane una piazza centrale del narcotraffico. A più di due anni da questa
"misteriosa" morte, si tenta ancora di insabbiare la verità. Infatti, mentre è stata rinviato a giudizio l'agente di polizia penitenziaria accusato di omissione di soccorso, oggi si richiede l'archiviazione del procedimento per omicidio, volendo farci credere che Aldo sia “stato
ucciso” in carcere da un malore accidentale.
Il comitato verità e giustizia per Aldo Bianzino, con i familiari di Aldo, si oppone ancora una
volta a questa richiesta di archiviazione mentre molte questioni rimangono
aperte:
Le telecamere potrebbero spiegare diversi interrogativi, ma come mai prima si dice che quella notte hanno avuto delle “anomalie” e giorni dopo che funzionano solo per 15 secondi ogni 2 minuti? E nei minuti e 45 rimasti scoperti quante persone sono entrate nella cella? E quelle che si vedono transitare perchè non sono state annotate nei registri? È credibile che
tutto questo possa accadere in un carcere, luogo del controllo per eccellenza?
Come è possibile che non possiamo sapere chi è entrato ed uscito dalla cella di Aldo?
Aldo venne trovato praticamente nudo in periodo autunnale. Perchè non è mai stato disposto il sequestro degli indumenti di Aldo né furono mai effettuati rilevamenti della scientifica nella sua cella? Cosa ha subito Aldo mentre era chiuso in cella?
Se fosse veramente morto per cause naturali che bisogno ci sarebbe stato di occultare la vista del suo corpo, steso nudo per terra, agli altri detenuti ponendo delle lenzuola sulle porte di tutte le altre celle della sezione?
Nella prima autopsia vengono riscontrate diverse lesioni "compatibili con l'ipotesi di omicidio" e i medici legali dichiarano probabile la sua morte per percosse. Viene aperta un'inchiesta. Nella seconda, con l'asportazione del fegato e del cervello, la sua morte viene fatta risalire a cause naturali, negando di fatto l'ipotesi delle percosse. Perchè durante la
seconda autopsia uno dei medici legali di parte smentisce che la milza e le costole siano state lesionate, al contrario di quanto affermato nella prima autopsia, senza dare giustificazioni credibili? E' stata mai effettuata una radiografia delle costole di Aldo?
Dov'è la verità ?
Come è possibile che lo stesso P.M. Petrazzini che ha ordinato l'arresto di Aldo sia anche quello che ha indagato sulle cause della sua morte? Non e' corretto che uno stesso magistrato svolga contemporaneamente il ruolo dell'accusa e della tutela (ruolo della difesa) nei confronti della medesima persona. Al limite il magistrato che ha emesso l'ordinanza di perquisizione nei confronti di Aldo potrebbe essere sentito come parte in causa all'interno dell'inchiesta sull'omicidio. Come potrebbe Petrazzini interrogare se stesso?
Se questo procedimento verrà archiviato come sarà possibile fare piena chiarezza su questi aspetti oscuri di questa vicenda?
Come è possibile che il magistrato inquirente chieda l'archiviazione quando analizzando gli atti consultabili emergono numerosi altri aspetti oscuri?
Presidio 11 dicembre 2009 presso il Tribunale di Perugia
L'11 dicembre 2009 ci sarà l'udienza per l'opposizione alla richiesta di archiviazione per l'accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di ignoti.
Il comitato Verità e Giustizia per Aldo sarà presente, come sempre, con un presidio davanti al tribunale di Perugia.
Invitiamo tutte e tutti a esserci l'11 dicembre 2009 alle ore 9, facciamo sentire la nostre voce perchè la morte di Aldo non passi sotto silenzio!
Intervista a Patrizia Cirino sull'udienza preliminare del processo per la morte di Aldo Bianzino
tratta da radioradicale.it
Articolo tratto da Terra News
A due anni dalla morte di Aldo Bianzino, deceduto nel carcere di Capanne due giorni dopo il suo arresto, potrebbe finalmente esserci la speranza di conoscere la verità. Ieri il gup di Perugia Marina De Robertis ha deciso per il rinvio a giudizio dell’agente di polizia penitenziaria Gianluca Cantoro, accusato di omissione di soccorso, omissione di atti di ufficio e falso.
Bianzino, entrato in carcere il 12 ottobre 2007, è morto la mattina del 14. Nell’incidente probatorio i detenuti della cella a fianco hanno testimoniato di averlo sentito più volte chiedere aiuto durante la notte, domandare l’intervento di un medico. «Ma la guardia ha risposto di non rompere il c...», hanno dichiarato al giudice. Solo al mattino sono intervenute due dottoresse, ma non c’era più nulla da fare. L’esame autopico sul corpo del 44enne di Pietralunga ha rivelato un ematoma al cervello e una profonda lesione al fegato.
Ciò nonostante, è stata chiesta l’archiviazione del procedimento aperto contro ignoti per omicidio: la decisione è attesa il prossimo 11 dicembre. Il gup ieri ha deciso di non concedere nemmeno la contestazione dell’aggravante di “morte come conseguenza di omissione di soccorso”, che era stata chiesta dall’avvocato Massimo Zaganelli, che rappresenta il figlio minore di Bianzino, Rudra.
De Robertis ha però ammesso la costituzione, come parte civile, dell’associazione Verità e giustizia per Aldo Bianzino.
«Il pm Petrazzini aveva richiesto di escluderci per “carenza di legittimazione”, perché costituitici in ritardo», spiega Patrizia Cirino, presidente dell’Associazione. «Ma il gup ha riconosciuto la nostra attività fin dall’inizio di questa vicenda, quando abbiamo formato il Comitato verità e giustizia». È stato il comitato, subito dopo la morte di Aldo, a portare il caso all’attenzione dei media e della città, a chiedere chiarezza e non omertà. L’ammissione al processo - che comincerà il 28 giugno 2010 - è un importante segnale per tutti.
Accettata la richiesta di costituzione di parte civile dell'Ass. "Verità per Aldo Bianzino"
Dopo 4 ore di presidio finalmente qualche notizia ufficiale ce l'abbiamo:
-La nostra richiesta di costituirci parte civile è stata accettata!!!!!!!!!!
-Il giudice ha deciso il rinvio a giudizio della guardia carceraria sotto procedimento, stabilendo il dibattimento al 28 giugno 2010.
Prossimo appuntamento:
venerdì 11 dicembre ore 9 udienza per l'opposizione all'archiviazione dell'altro troncone del processo, ovvero omicidio involontario contro ignoti.
A presto con aggiornamenti più dettagliati.
Presidio 25 novembre 2009 davanti al Tribunale di Perugia
In occasione dell'udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di un agente della Polizia Penitenziaria
addetto alla sorveglianza presso la sezione 2° B, dove Aldo è morto, il 25 novembre 2009 il comitato "Verità per Aldo Bianzino" promuove un
presidio davanti al Tribunale di Perugia di via 14 settembre dalle ore 9.
VENITE TUTTI E TUTTE E' IMPORTANTE!!!





