Sommosse Perugia
Perugia 2010. La città è in guerra, ma a dichiarare la guerra non siamo stat* noi
Michela, Lollo e Riccardo sono stati condannati in primo grado a 8 mesi e al pagamento di un totale di 16.600 euro di risarcimento danni più spese legali e processuali per resistenza aggravata e oltraggio a pubblico ufficiale. Le richieste … Continue reading →
Noi donne in lotta… a tre mesi dall’arresto di Michela
“In questo mondo di cyberpoliziotti noi vogliamo esplorare il nostro universo immaginario, i nostri desideri e sogni di potere. Vogliamo disegnare l’avvenire a nostra immagine” Rosi Braidotti Il 31 maggio l’ultima udienza del processo per resistenza a pubblico ufficiale a … Continue reading →
l’8 giugno con joy ed hellen
Al fianco di Joy L’8 giugno a Milano si terrà un presidio di solidarietàe sostegno a Joy, con la partecipazione di delegazioni da Palermo, L’Aquila, Mantova. Joy, una giovane donna immigrata, ha denunciato il tentativo di stupro all’interno del cie … Continue reading →
Testi sul genere
D’ora in poi, grazie al Fronte di liberazione della carta, saranno disponibili online alcuni testi sul genere, downloadabili gratuitamente direttamente dalla rete. L’elenco e i links nella colonna qui a destra. Buona lettura! Il primo disponibile è: J. Butler, Scambi … Continue reading →
Lab post-pornografia BO 01/06-03/06/2010
Laboratorio Post-pornografia: qui il programma. presso Festival delle culture antifasciste Bologna 2010 Laboratorio di postpornografia multimediale. La finalitá del laboratorio è quella di riflettere collettivamente sui codici della pornografia convenzionale e decostruirli, con lo scopo di elaborare proposte creative che … Continue reading →
Festival Antifa BO 28/05-06/06/2010
Festival sociale delle culture antifasciste Bologna 28/05 – 06/06/2010 trovi qui il programma
LADY FEST L’AQUILA 14-16 maggio
La rete Ladyfest Roma e il comitato 3e32 [QUI il programma e la descrizione completa] presentano LADYFEST L’AQUILA festival queer femminista di arte, musica e controcultura indipendente.
14 MAGGIO PERUGIA QUEER
aperitivo porno-femminista dalle h. 19,30 presso commonslab, via della sposa 1/e perugia: istallazioni, proiezioni video e distribuzione queer test curato da "smaschieramenti" queer-trash night dalle h. 23,00 presso csoa ex-mattatoio, via della valtiera p.s.giovanni: dj post post, dj miao rigenderiamoci! … Continue reading →
RiGENERIAMOci
Contro la violenza di genere* bisogna rigenerare i modelli culturali NEL CORSO DELL’ULTIMO ANNO UNA RETE DI DONNE E UOMINI, GRUPPI E SINGOL@, HA RIFLETTUTO SULL’EPISODIO DI VIOLENZA MASCHILE CHE HA COLPITO UNA DI NOI DURANTE LA MAYDAY PARADE 2009 … Continue reading →
Perugia 2010. La città è in guerra, ma a dichiarare la guerra non siamo stat* noi
Michela, Lollo e Riccardo sono stati condannati in primo grado a 8 mesi e al pagamento di un totale di 16.600 euro di risarcimento danni più spese legali e processuali per resistenza aggravata e oltraggio a pubblico ufficiale.
Le richieste del PM (8 mesi) sono dunque state interamente accolte, così come erano state accolte le richieste di convalida degli arresti, dei domiciliari e dell’obbligo di firma.
Per non aver fatto nulla.
Ma non è questo che ci interessa principalmente discutere, ma il contesto in cui è avvenuto l’episodio degli arresti che ci racconta del momento in cui viviamo e delle strutture che regolano oggi le nostre vite. Non pensiamo che sia un caso il fatto che gli arresti siano avvenuti nel centro storico di perugia, oggetto da anni di intense politiche securitarie e di campagne mediatiche contro il degrado.
E così, negli anni, si è individuato un luogo: il centro storico
si sono creati gli attori-oggetti della rappresentazione: giovani, spacciatori, tossici
si sono messi in correlazione eventi: vita notturna, consumo di alcool e droga, spaccio, schiamazzi, aggressioni e, dopo gli arresti, anche la militanza politica.
L’insieme di questi fattori ci fa capire come questi arresti non siano un fatto di repressione su militanti politici, ma siano l’effetto di una costruzione entro cui tutti possono essere colpiti, in quanto tutti attori di questa rappresentazione. Questi arresti paiono essere dunque il punto finale di un percorso che ha portato all’istallazione di nuove telecamere, al rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nei luoghi d’incontro della piazza e alle ordinanze sul decoro urbano.
Con il particolare che gli arresti e la rigida volontà di difendere l’azione della polizia dimostra anche una determinazione da parte del sistema questura-magistratura locale di voler gestire le questioni cittadine anche con un volto autoritario e di vendetta (uno degli elementi del processo è la mancanza di rispetto verso le forze dell’ordine e il risarcimento morale verso gli agenti, come se la divisa portasse una condizione di super-umanità).
Pare dunque che al classico modello securitario si aggiunga in maniera fluida e non meccanica, nè escludente, un altro modello del controllo, più diretto, più violento, meno sofisticato.
Ci sembra di poter inserire dunque questo evento nella questione generazionale e nella questione di genere, dove è in atto un attacco diretto da tutti i punti di vista, formazione, reddito, stile e forme di vita, contro le precarie e i precari, gli studenti e le studentesse che vivono nel centro storico di Perugia e costruiscono la vita notturna della città.
Una guerra contro lo stile di vita, i desideri di una generazione senza futuro all’interno della crisi globale. Bere una birra in piazza è un’attività sospetta, così come sospetti erano i ribelli che si potevano identificare con una maglietta a strisce, simbolo di un’altra generazione che esattamente cinquant’anni prima della sentenza di ieri, 30 giugno, voleva ascoltare un altro tipo musica, organizzare diversamente la propria vita e conquistare nuove libertà.
Tutta nostra la città non deve essere uno slogan di militanza, il titolo di un’assemblea o un piano d’azione ma la voglia irresistibile di esserci.
Perugia 1 luglio 2010
Commonslab
Perugia 2010. La città è in guerra, ma a dichiarare la guerra non siamo stat* noi
Michela, Lollo e Riccardo sono stati condannati in primo grado a 8 mesi e al pagamento di un totale di 16.600 euro di risarcimento danni più spese legali e processuali per resistenza aggravata e oltraggio a pubblico ufficiale.
Le richieste del PM (8 mesi) sono dunque state interamente accolte, così come erano state accolte le richieste di convalida degli arresti, dei domiciliari e dell'obbligo di firma.
Per non aver fatto nulla.
Ma non è questo che ci interessa principalmente discutere, ma il contesto in cui è avvenuto l'episodio degli arresti che ci racconta del momento in cui viviamo e delle strutture che regolano oggi le nostre vite. Non pensiamo che sia un caso il fatto che gli arresti siano avvenuti nel centro storico di perugia, oggetto da anni di intense politiche securitarie e di campagne mediatiche contro il degrado.
E così, negli anni, si è individuato un luogo: il centro storico
si sono creati gli attori-oggetti della rappresentazione: giovani, spacciatori, tossici
si sono messi in correlazione eventi: vita notturna, consumo di alcool e droga, spaccio, schiamazzi, aggressioni e, dopo gli arresti, anche la militanza politica.
L'insieme di questi fattori ci fa capire come questi arresti non siano un fatto di repressione su militanti politici, ma siano l'effetto di una costruzione entro cui tutti possono essere colpiti, in quanto tutti attori di questa rappresentazione. Questi arresti paiono essere dunque il punto finale di un percorso che ha portato all'istallazione di nuove telecamere, al rafforzamento della presenza delle forze dell'ordine nei luoghi d'incontro della piazza e alle ordinanze sul decoro urbano.
Con il particolare che gli arresti e la rigida volontà di difendere l'azione della polizia dimostra anche una determinazione da parte del sistema questura-magistratura locale di voler gestire le questioni cittadine anche con un volto autoritario e di vendetta (uno degli elementi del processo è la mancanza di rispetto verso le forze dell'ordine e il risarcimento morale verso gli agenti, come se la divisa portasse una condizione di super-umanità).
Pare dunque che al classico modello securitario si aggiunga in maniera fluida e non meccanica, nè escludente, un altro modello del controllo, più diretto, più violento, meno sofisticato.
Ci sembra di poter inserire dunque questo evento nella questione generazionale e nella questione di genere, dove è in atto un attacco diretto da tutti i punti di vista, formazione, reddito, stile e forme di vita, contro le precarie e i precari, gli studenti e le studentesse che vivono nel centro storico di Perugia e costruiscono la vita notturna della città.
Una guerra contro lo stile di vita, i desideri di una generazione senza futuro all'interno della crisi globale. Bere una birra in piazza è un'attività sospetta, così come sospetti erano i ribelli che si potevano identificare con una maglietta a strisce, simbolo di un'altra generazione che esattamente cinquant'anni prima della sentenza di ieri, 30 giugno, voleva ascoltare un altro tipo musica, organizzare diversamente la propria vita e conquistare nuove libertà.
Tutta nostra la città non deve essere uno slogan di militanza, il titolo di un'assemblea o un piano d'azione ma la voglia irresistibile di esserci.
Perugia 1 luglio 2010
Commonslab
Noi donne in lotta… a tre mesi dall’arresto di Michela
“In questo mondo di cyberpoliziotti
noi vogliamo esplorare il nostro universo immaginario, i nostri
desideri e sogni di potere. Vogliamo disegnare l’avvenire a nostra
immagine” Rosi Braidotti
Il 31 maggio l’ultima udienza del processo per resistenza a pubblico ufficiale a Michela, arrestata il 10 aprile scorso a Perugia mentre trascorreva una serata tra amici, è stata rimandata al 30 giugno 2010.
Dopo un primo periodo di mobilitazione, che ha visto prevalentemente un’attivazione sul piano personale e relazionale, noi del Collettivo Sommosse Perugia riusciamo ad uscire soltanto adesso con
un comunicato ufficiale sull’aggressione subita, perché quanto accaduto a Michela è da considerare la situazione più critica da noi vissuta fin dall’inizio della nostra breve storia.
Un’azione repressiva del tutto gratuita e sovradimensionata, una vera e propria azione dimostrativa da parte delle forze di polizia che aspirano al governo della città di Perugia, che si conferma territorio privilegiato di sperimentazione di politiche della paura e del controllo.
Un’azione repressiva forte e indiscriminata, criminalizzante gli stili di vita, che ha colpito più duramente chi da sempre ha fatto sua l’opposizione al securitarismo e alle retoriche dei divieti, delle restrizioni, delle recinzioni.
Dal 10 aprile fino ad oggi si è andata progressivamente delineando sui giornali come nell’aula di tribunale una ricostruzione della vicenda che vede la stigmatizzazione dell’unica donna arrestata come la “deviante”: colpevole di avere fatto degenerare la situazione nel corso di un “ordinario” controllo di polizia, responsabile del coinvolgimento degli altri due ragazzi arrestati e infine legittimante la reazione repressiva da parte delle forze dell’ordine.
La retorica con la quale si vuole dipingere Michela come il pericoloso soggetto da cui è scaturito il “problema di ordine pubblico” riprende lo stereotipo sin troppo facile da ricalcare della donna aggressiva, ribelle e indisciplinata attraverso il quale da sempre si criminalizza, colpevolizza e reprime la capacità reattiva e la forza di autodeterminazione delle donne. Una forza sovversiva che si tenta in ogni modo di restringere e contenere entro un sistema normalizzante e repressivo “ordinario”.
In un momento di difficile gestione della città, a causa di diffuse e capillari politiche di repressione con le quali anche a Perugia si tenta di governare una crisi profonda e generalizzata che d’altro canto non vede una risposta forte da parte di chi questa crisi la subisce in misura maggiore (donne, migranti, giovani, precar*), noi intendiamo proseguire il nostro percorso di riconquista della città, di riconquista dei nostri corpi e dei nostri spazi, del nostro futuro.
Per questo saremo presenti alla due giorni su sicurezza, carcere e proibizionismo che si sta organizzando a Perugia
per il 25 e 26 giugno prossimi, nella quale porteremo i nostri contributi sulla decostruzione del concetto di SICUREZZA che per noi significa libertà dalla violenza di genere, libertà dal controllo e dalle recinzioni, libertà di scelta e autodeterminazione, accesso al reddito, alla mobilità, alla cultura, alla felicità.
Noi ragazze in lotta, ragazze cattive, vogliamo un presente in cui poter vivere e un futuro in cui poterci specchiare
Collettivo Femminista Sommosse Perugia
Noi donne in lotta... a tre mesi dall'arresto di Michela
“In questo mondo di cyberpoliziotti
noi vogliamo esplorare il nostro universo immaginario, i nostri
desideri e sogni di potere. Vogliamo disegnare l’avvenire a nostra
immagine” Rosi Braidotti
Il 31 maggio
l’ultima udienza del processo per resistenza a pubblico ufficiale a
Michela, arrestata il 10 aprile scorso a Perugia mentre trascorreva una
serata tra amici, è stata rimandata al 30 giugno 2010.
Dopo un primo periodo di mobilitazione, che ha visto
prevalentemente un’attivazione sul piano personale e relazionale, noi
del Collettivo Sommosse Perugia riusciamo ad uscire soltanto adesso con
un comunicato ufficiale sull’aggressione subita, perché quanto
accaduto a Michela è da considerare la situazione più critica da noi
vissuta fin dall’inizio della nostra breve storia.
Un’azione repressiva del tutto gratuita e
sovradimensionata, una vera e propria azione dimostrativa da parte
delle forze di polizia che aspirano al governo della città di Perugia,
che si conferma territorio privilegiato di sperimentazione di politiche
della paura e del controllo.
Un’azione repressiva forte e indiscriminata,
criminalizzante gli stili di vita, che ha colpito più duramente chi da
sempre ha fatto sua l’opposizione al securitarismo e alle retoriche dei
divieti, delle restrizioni, delle recinzioni.
Dal 10 aprile fino ad oggi si è andata
progressivamente delineando sui giornali come nell’aula di tribunale
una ricostruzione della vicenda che vede la stigmatizzazione dell’unica
donna arrestata come la “deviante”: colpevole di avere fatto degenerare
la situazione nel corso di un “ordinario” controllo di polizia,
responsabile del coinvolgimento degli altri due ragazzi arrestati e
infine legittimante la reazione repressiva da parte delle forze
dell’ordine.
La retorica con la quale si vuole dipingere Michela
come il pericoloso soggetto da cui è scaturito il “problema di ordine
pubblico” riprende lo stereotipo sin troppo facile da ricalcare della
donna aggressiva, ribelle e indisciplinata attraverso il quale da
sempre si criminalizza, colpevolizza e reprime la capacità reattiva e
la forza di autodeterminazione delle donne. Una forza sovversiva che si
tenta in ogni modo di restringere e contenere entro un sistema
normalizzante e repressivo “ordinario”.
In un momento di difficile gestione della città, a
causa di diffuse e capillari politiche di repressione con le quali
anche a Perugia si tenta di governare una crisi profonda e
generalizzata che d’altro canto non vede una risposta forte da parte di
chi questa crisi la subisce in misura maggiore (donne, migranti,
giovani, precar*), noi intendiamo proseguire il nostro percorso di
riconquista della città, di riconquista dei nostri corpi e dei nostri
spazi, del nostro futuro.
Per questo saremo presenti alla due giorni su
sicurezza, carcere e proibizionismo che si sta organizzando a Perugia
per il 25 e 26 giugno prossimi, nella quale porteremo i nostri
contributi sulla decostruzione del concetto di SICUREZZA che per noi
significa libertà dalla violenza di genere, libertà dal controllo e
dalle recinzioni, libertà di scelta e autodeterminazione, accesso al
reddito, alla mobilità, alla cultura, alla felicità.
Noi ragazze in lotta, ragazze cattive, vogliamo un presente in cui poter vivere e un futuro in cui poterci specchiare
Collettivo Femminista Sommosse Perugia
l’8 giugno con joy ed hellen
Al fianco di Joy.
L’8 giugno a Milano si terrà un presidio di solidarietàe sostegno a Joy, con la partecipazione di delegazioni da Palermo, L’Aquila, Mantova.
Joy, una giovane donna immigrata, ha denunciato il tentativo di stupro all’interno del cie di via Corelli. L’8 giugno si terrà l’incidente probatorio presso il tribunale di Milano.
Come femministe, lavoratrici, donne saremo in presidio davanti al tribunale alle ore 15:00 per sostenere con forza la denuncia di Joy e di tutte le donne vittime di violenza
http://femminismoproletario.noblogs.org/gallery/5060/locandina%20Joy.pdf
La giornata di lotta proseguirà alle ore 21:00 con lo spettacolo teatrale di e con Attrice Contro “Madama Cie”, presso Villa Pallavicini, via Meucci 3 MM2 Crescenzago – Milano.
http://femminismoproletario.noblogs.org/gallery/5060/locandina%20spettacolo.pdf
A Taranto, in concomitanza, si terrà un presidio davanti al Tribunale.
http://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2010/06/8-giugno-con-joy-taranto-l8-giugno.html
Iniziative di controinformazione a Perugia, Palermo, Bologna, Ravenna , Mantova, Pisa, Roma e altre città.
Con questa mobilitazione non vogliamo solo esprimere solidarietà e denuncia generale e generica, ma un presidio di lotta , per la liberazione di Joy, la condanna dell’ ispettore.
qui il resoconto della giornata con audio interviste
Di seguito l’appello con le prime adesioni:
Appello alle femministe, alle/agli antifasciste/i, alle/agli antirazzistiper costruire un presidio
al Tribunale di Milano l’8 giugno AL FIANCO DI JOY, HELLEN…E DI TUTTE LE MIGRANTI E I MIGRANTI
Il 12 febbraio le migranti nigeriane Joy, Hellen, Priscilla, Debby, Florence di notte, sono state
rilasciate dalle carceri dove stavano scontando la condanna per aver preso parte alla rivolta di
tanti migranti scoppiata nel CIE di Corelli a Milano, la scorsa estate, per l’estensione della
permanenza nei CIE, contro una pesante condizione di oppressione e repressione che per le donne
migranti significa anche subire molestie e violenza sessuale.
Durante il processo Joy ha avuto il coraggio di denunciare il tentativo di stupro da parte
dell’ispettore-capo del CIE Addesso, evitato grazie all’aiuto della sua compagna di reclusione Hellen.
Per un perverso meccanismo carcere-Cie sono state riportate in altri Cie si è temuto e si teme
fortemente il rischio che vengano espulse dall’Italia e rimandatenel loro paese di origine.
Come femministe, lavoratrici abbiamo da subito, nella grandiosa manifestazione del 24 novembre 2007
a Roma, denunciato l’uso strumentale che si voleva fare delle violenze contro le donne per far
passare il vergognoso pacchetto sicurezza, le politiche securitarie, razziste e moderno fasciste
del governo.
NON IN NOSTRO NOME! in diverse città quest’anno, nella giornata-simbolo della violenza contro le
donne del 25 Novembre, sono state denunciate le violenze subite dalle donne migranti nei CIE.
Il 12 febbraio c’è stata una forte mobilitazione delle donne, delle femministe, dei comitati
antirazzisti che si sono schierati al fianco ed in difesa di Joy, Hellen e delle migranti in lotta
per esprimere concreta e fattiva solidarietà; la mobilitazione continua in tante città ha
contribuito a far sì che Joy, Hellen e Florence non siano ancora state deportate anche se purtroppo
diversi /e uomini e donne provenienti dalla Nigeria sono stati/e rimpatriati dal Cie di Ponte
Galeria.
Delle 5 donne condannate per i fatti di via Corelli a tutt’oggi solo una di loro è stata liberata.
Stanca di subire non solo la lunga detenzione, ma anche l’incertezza del suo futuro di recente Joy,
per rompere l’isolamento, le attese deluse (come vittima di tratta avrebbe diritto ad un percorso di
protezione) ha anche tentato il suicidio nel Centro di identificazione diModena in cui è attualmente
detenuta.
L’8 giugno si terrà l’incidente probatorio tra Joy, Hellen e Vittorio Adesso, in merito alla
denuncia di tentato stupro da parte dell’ispettore, durante la detenzionedi Joy nel Cie di Corelli.
Di seguito riportiamo stralci dell’appello lanciato non appena conosciutala data: “..Già da oggi
lanciamo la proposta di presidio per l’8 giugno davanti al Tribunale in sostegno di Joy a cui
mandiamo anche in questa occasione la solidarietà. Non possiamo non denunciare come si usino
demagogicamente due pesi e due misure: la ministra Carfagna si riempie tanto la bocca con il suo
decreto antistalking, in difesa delle donne vittima di violenze, ma Joy che denuncia l’ Ispettore di
Corelli viene tenuta ancora oggi all’interno dei Cie.
Costruiamo, a partire da oggi, una manifestazione al Tribunale per l’8 giugno:
Vogliamo: Joy libera Adesso arrestato!
E’ necessario continuare la mobilitazione per fermare le deportazioni, per richiedere a gran voce
il permesso di soggiorno per Joy, Hellen, sostenendo con forza la loro denuncia contro le violenze
sessuali che accadono dentro i CIE, e per tutte le migranti e i migranti perché le ragioni legittime
che hanno portato le migranti e i migranti alla rivolta nel CIE di Via Corelli Milano, e non solo,
sono ancora più pressanti.
Ma, soprattutto, oggi bisogna sostenere Joy nel processo per stupro: sappiamo bene già per le donne
italiane quanto sia difficile fare una denuncia per stupro, quanta riprovazione, isolamento sociale
ricevono a meno che gli stupratori non siano immigrati: immaginiamo cosa possa significare per Joy
sostenere una denuncia per tentato stupro di un ispettore, cosa possa significare essere detenuta
nel Cie.
Permesso di soggiorno per Joy e le altre
Processo per il tentato stupro
Contrastare concretamente e sul campo sessismo, razzismo, moderno fascismo!
movimento femminista proletario rivoluzionario
milano, 4 maggio 2010
Per sottoscrivere, aderire all’appello
mfprmi@libero.it
l'8 giugno con joy ed hellen
Al fianco di Joy
L’8 giugno a Milano si terrà un presidio di solidarietàe sostegno a Joy, con la partecipazione di delegazioni da Palermo, L'Aquila, Mantova.
Joy, una giovane donna immigrata, ha denunciato il tentativo di stupro all’interno del cie di via Corelli. L’8 giugno si terrà l’incidente probatorio presso il tribunale di Milano.
Come femministe, lavoratrici, donne saremo in presidio davanti al tribunale alle ore 15:00 per sostenere con forza la denuncia di Joy e di tutte le donne vittime di violenza
http://femminismoproletario.noblogs.org/gallery/5060/locandina%20Joy.pdf
La giornata di lotta proseguirà alle ore 21:00 con lo spettacolo teatrale di e con Attrice Contro “Madama Cie”, presso Villa Pallavicini, via Meucci 3 MM2 Crescenzago – Milano.
http://femminismoproletario.noblogs.org/gallery/5060/locandina%20spettacolo.pdf
A Taranto, in concomitanza, si terrà un presidio davanti al Tribunale.
http://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2010/06/8-giugno-con-joy-taranto-l8-giugno.html
Iniziative di controinformazione a Perugia, Palermo, Bologna, Ravenna , Mantova, Pisa, Roma e altre città.
Con questa mobilitazione non vogliamo solo esprimere solidarietà e denuncia generale e generica, ma un presidio di lotta , per la liberazione di Joy, la condanna dell' ispettore.
qui il resoconto della giornata con audio interviste
Di seguito l'appello con le prime adesioni:
Appello alle femministe, alle/agli antifasciste/i, alle/agli antirazzistiper costruire un presidio
al Tribunale di Milano l'8 giugno AL FIANCO DI JOY, HELLEN...E DI TUTTE LE MIGRANTI E I MIGRANTI
Il 12 febbraio le migranti nigeriane Joy, Hellen, Priscilla, Debby, Florence di notte, sono state
rilasciate dalle carceri dove stavano scontando la condanna per aver preso parte alla rivolta di
tanti migranti scoppiata nel CIE di Corelli a Milano, la scorsa estate, per l'estensione della
permanenza nei CIE, contro una pesante condizione di oppressione e repressione che per le donne
migranti significa anche subire molestie e violenza sessuale.
Durante il processo Joy ha avuto il coraggio di denunciare il tentativo di stupro da parte
dell'ispettore-capo del CIE Addesso, evitato grazie all’aiuto della sua compagna di reclusione Hellen.
Per un perverso meccanismo carcere-Cie sono state riportate in altri Cie si è temuto e si teme
fortemente il rischio che vengano espulse dall’Italia e rimandatenel loro paese di origine.
Come femministe, lavoratrici abbiamo da subito, nella grandiosa manifestazione del 24 novembre 2007
a Roma, denunciato l'uso strumentale che si voleva fare delle violenze contro le donne per far
passare il vergognoso pacchetto sicurezza, le politiche securitarie, razziste e moderno fasciste
del governo.
NON IN NOSTRO NOME! in diverse città quest'anno, nella giornata-simbolo della violenza contro le
donne del 25 Novembre, sono state denunciate le violenze subite dalle donne migranti nei CIE.
Il 12 febbraio c’è stata una forte mobilitazione delle donne, delle femministe, dei comitati
antirazzisti che si sono schierati al fianco ed in difesa di Joy, Hellen e delle migranti in lotta
per esprimere concreta e fattiva solidarietà; la mobilitazione continua in tante città ha
contribuito a far sì che Joy, Hellen e Florence non siano ancora state deportate anche se purtroppo
diversi /e uomini e donne provenienti dalla Nigeria sono stati/e rimpatriati dal Cie di Ponte
Galeria.
Delle 5 donne condannate per i fatti di via Corelli a tutt'oggi solo una di loro è stata liberata.
Stanca di subire non solo la lunga detenzione, ma anche l'incertezza del suo futuro di recente Joy,
per rompere l'isolamento, le attese deluse (come vittima di tratta avrebbe diritto ad un percorso di
protezione) ha anche tentato il suicidio nel Centro di identificazione diModena in cui è attualmente
detenuta.
L'8 giugno si terrà l'incidente probatorio tra Joy, Hellen e Vittorio Adesso, in merito alla
denuncia di tentato stupro da parte dell'ispettore, durante la detenzionedi Joy nel Cie di Corelli.
Di seguito riportiamo stralci dell'appello lanciato non appena conosciutala data: “..Già da oggi
lanciamo la proposta di presidio per l'8 giugno davanti al Tribunale in sostegno di Joy a cui
mandiamo anche in questa occasione la solidarietà. Non possiamo non denunciare come si usino
demagogicamente due pesi e due misure: la ministra Carfagna si riempie tanto la bocca con il suo
decreto antistalking, in difesa delle donne vittima di violenze, ma Joy che denuncia l' Ispettore di
Corelli viene tenuta ancora oggi all'interno dei Cie.
Costruiamo, a partire da oggi, una manifestazione al Tribunale per l'8 giugno:
Vogliamo: Joy libera Adesso arrestato!
E’ necessario continuare la mobilitazione per fermare le deportazioni, per richiedere a gran voce
il permesso di soggiorno per Joy, Hellen, sostenendo con forza la loro denuncia contro le violenze
sessuali che accadono dentro i CIE, e per tutte le migranti e i migranti perché le ragioni legittime
che hanno portato le migranti e i migranti alla rivolta nel CIE di Via Corelli Milano, e non solo,
sono ancora più pressanti.
Ma, soprattutto, oggi bisogna sostenere Joy nel processo per stupro: sappiamo bene già per le donne
italiane quanto sia difficile fare una denuncia per stupro, quanta riprovazione, isolamento sociale
ricevono a meno che gli stupratori non siano immigrati: immaginiamo cosa possa significare per Joy
sostenere una denuncia per tentato stupro di un ispettore, cosa possa significare essere detenuta
nel Cie.
Permesso di soggiorno per Joy e le altre
Processo per il tentato stupro
Contrastare concretamente e sul campo sessismo, razzismo, moderno fascismo!
movimento femminista proletario rivoluzionario
milano, 4 maggio 2010
Per sottoscrivere, aderire all'appello
mfprmi@libero.it
Testi sul genere
D’ora in poi, grazie al Fronte di liberazione della carta, saranno disponibili online alcuni testi sul genere, downloadabili gratuitamente direttamente dalla rete. L’elenco e i links nella colonna qui a destra. Buona lettura!
Il primo disponibile è: J. Butler, Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Sansoni, 2004
crea_condividi_rigenera
Testi sul genere
D'ora in poi, grazie al Fronte di liberazione della carta, saranno disponibili online alcuni testi sul genere, downloadabili gratuitamente direttamente dalla rete. L'elenco e i links nella colonna qui a destra. Buona lettura!
Il primo disponibile è: J. Butler, Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Sansoni, 2004
crea_condividi_rigenera
Lab post-pornografia BO 01/06-03/06/2010
Laboratorio Post-pornografia: qui il programma.
presso Festival delle culture antifasciste Bologna 2010
Laboratorio di postpornografia multimediale.
La finalitá del laboratorio è quella di riflettere collettivamente
sui codici della pornografia convenzionale e decostruirli, con lo scopo
di elaborare proposte creative che rovescino l’immaginario sessista e
gli stereotipi di genere che la caratterizzano.
Definiamo post-pornografia il discorso critico e il congiunto di
pratiche discorsive, artistiche e audiovisuali che propongono una nuova
rappresentazione dei generi e della sessualitá. Un dispositivo di
visibilizzazione che è allo stesso tempo piattaforma di azione ed
intervento.
La sfida è quella di riappropriarci di un linguaggio che durante
decenni è stato piegato alle necessitá normative dominanti,
riscoprendone il potenziale rivoluzionario.
Una pornografia antifascista?
Nel 1933, una delle prime azioni del governo nazista è la distruzione
del Institut für Sexualwissenshaft (Istituto di Scienze Sessuali) di
Berlino, creato nel 1919 da Magnus Hirschfeld, che funzionó durante anni
come centro di ricerca e di diffusione di idee e pratiche progressiste
intorno al sesso e la sessualitá. Capisaldi delle dittature del secolo
passato furono il controllo biopolitico e la normalizzazione di genere,
dispositivi che identifichiamo ancora oggi come obiettivi primari da
scardinare, inquadrati in una prospettiva di lotta libertaria e
anticapitalista. Perché pensiamo, superando a sinistra Emma Goldman, che
non ci possa essere nessuna rivoluzione senza investimento libidinale.
Perché la liberazione dei corpi passa attraverso la legittimazione della
molteplicitá dei desideri.
Gli strumenti teorici che utilizzeremo per superare i confini della
rappresentazione pornografica normativa sono l’ereditá del femminismo –
che rivendicando il protagonismo attivo delle donne ha liberato anche
gli uomini dalle imposizioni della visione eterocentrica patriarcale –
fecondata e riattualizzata dalla teoria queer, che ridiscutendo i limiti
del dualismo uomo/donna ha dato spazio all’infinita molteplicitá di
generi e deviazioni dalla norma che sono la chiave di volta nella
ridefinizione di una societá liberata dal giogo del patriarcato
capitalista.
Festival Antifa BO 28/05-06/06/2010
Festival sociale delle culture antifasciste Bologna 28/05 – 06/06/2010
trovi qui il programma








